Le_abilita_perdute

Le abilità perdute

Ero al mare, qualche giorno fa. Seduto su un pattino di salvataggio, lo sguardo mi è finito su un remo. Grosso, pesante, difficile da maneggiare. Alzando gli occhi, nel mare (lui, almeno, sempre lo stesso) c’erano solo quegli orrendi aggeggi colorati che chiamano “pedaló”, spesso muniti di una abominevole proboscide di plastica, concepita per agevolare il tuffo di grandi e piccini nei flutti di quello che una volta si chiamava “il largo”.
Già. Anni fa il largo era un traguardo, meta ambita ma a portata di mano, raggiungibile però pagando un certo dazio di fatica, protagonista un impegnativo pattino di legno da spostare a forza di bicipiti: lo scotto del remo.
Oggi mi chiedo, maligno: i padri di famiglia, gli amanti clandestini, i mariti in ferie, sanno ancora remare? Destreggiarsi col pesante attrezzo era una specie di sfida da vincere per dimostrarsi veri uomini, quasi come Ulisse alle prese con l’arco alla resa dei conti coi Proci.
Quando un babbo ti consegnava il governo dell’imbarcazione, piazzandoti un remo per mano, sul sedile di comando, che emozione! Sarò all’altezza dell’investitura? Dio come pesano!
E l’acqua del largo, di un blu incomparabile, fredda e frizzante, popolata di meduse da schivare armati di pinne e maschera, tutt’altra cosa dalla bagnarola calda del bagnasciuga(*) c’è ancora?
Se mi rispondete di sì sono disposto, giuro, a battere a tappeto le spiagge del Mediterraneo alla ricerca dell’ultimo pattino bianco e azzurro, magari scrostato e sbilenco, mettermi ai remi ben attento ad immergerli per il giusto verso, e poi tirare come un dannato, fino a raggiungere il largo. Un tuffo dove l’acqua è più blu, una nuotata, e poi il ritorno alla normalità: la spiaggia della vita. Non senza però aver girato il pattino verso riva con la manovra che tutti i veri uomini sanno fare, sentendosi un po’ Ulisse e un po’ bagnino, eroi del nostro tempo di illusioni e abilità perdute.
(*) Lo so. Bagnasciuga è la linea di galleggiamento delle navi; la parola giusta qui sarebbe “battigia”. Ma provate a metterla qui. Non stride un po’? E poi, non si perde qualcosa?

9 commenti su “Le abilità perdute”

    1. Maria Libera Ranaudo

      Bagnasciuga rende bene l’idea della risacca e del rumore del mare che lascia inciso un retino come un’organza

  1. Ludovica Tavanti

    Quanti ricordi con questi pattini! Da ragazzini ne abbiamo fatte di ogni, compreso rovesciarli per farne piattaforme per i tuffi (e i bagnini a riva che ci urlavano dietro. 😅)
    Grazie del ricordo!

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