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LE INTERVISTE DELLA PROF.SSA OSTENTATA MALALINGUA – 4

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ostentata-malalinguaOstentata Malalingua è laureata in Scienze della Comunicazione Carpita all’Università di Bagnacauda. Seminatrice di zizzania geneticamente modificata, sibilatrice di perfidie di alta classe, depositaria del brevetto dell’innovativo “diffusore di pettegolezzi per auto al mango”, la Prof.ssa Malalingua collabora all’Enciclopedia della Mistificazione ed è attualmente collaboratrice del mensile “Denti a contatto”, la rivista dei Dentisti e Ottici che vogliono aggiornarsi. Dall’ultimo numero di tale rivista, estraiamo l’intervista di Ostentata Malalingua al noto archeologo ed esperto di culture mesopotamiche Prof. Giuseppe Potamo.

PIPPO NON LO SA
Malalingua: Prof. Giuseppe…
Prof. Potamo: Mi chiami pure Pippo, signorina.

M.Prof. Pippo Potamo, vuole spiegare ai nostri lettori come mai ci troviamo qui, su questa collinetta, sopra il villaggio dell’antica Eridu, dove fa un caldo insopportabile e dove io ho rovinato irrimediabilmente la mia camicetta di chiffon, con questi orrendi aloni di sudore sotto le ascelle?

P.: Volentieri. Durante il regime iracheno di Saddam Hussein, qui vi era una postazione antiaerea. Peccato vi fosse anche un importante e ben noto sito archeologico!
M.Naturalmente si saranno presi gli opportuni accorgimenti.
P.: Ma manco pe’ gnente! Dell’archeologia, come può capire, in quel frangente non importava nulla a nessuno, tanto è vero che gli americani iniziarono subito a bombardare.
M.Povera gente, chissà quanti morti!
P.: Ma chemmefrega! Io ero in ansia per il sito!
M.MA PROFESSORE! LEI È UN MOSTRO!
P.: Di cultura? Beh, modestamente… Comunque non tutti i mali vengono per nuocere: durante l’attacco degli F-16, qualcosa si smosse sotto il terreno. Tavolette di argilla e pezzi di pece, insolitamente lisci, erano affiorati e si erano sparsi sotto il sole e la polvere.
M.E per gli iracheni qualcuno fece qualcosa?
P.: Ahimè, sì.
M.COME AHIMÈ?
P.: Vede, noi studiosi ci eravamo stabiliti poco lontano, insieme ai nostri soldati, vicino alla ziqqurat di Ur, simbolo dell’antica capitale sumera. Pochi mesi prima, l’esercito di Saddam aveva trasformato anche questo luogo in una postazione antiaerea ma, per fortuna, il tempio era sopravvissuto all’offensiva degli alleati. Però le operazioni umanitarie, gli sforzi per la ricostruzione, gli aiuti alla gente, la sorveglianza alle strutture superstiti e ai pozzi di petrolio, distraevano dalla nostra missione.
M.e voglio ben vedere!
P.: Ad ogni modo, dopo qualche tempo, ci arrivarono finalmente sovvenzioni e, inoltre, anche tra i militari c’erano esperti di archeologia, utilizzati per preparare le guardie irachene a combattere i tombaroli e pronti a coprirci le spalle e ad assisterci nella ricerca.
M.Tombaroli? In Irak?
P.: E pataccari! Pensi che un tale Totò El Latripp voleva vendermi una sfera di vetro con padre Pio sotto la neve, spacciandola per l’icona di un’antica divinità sumera!
M.Incredibile! Ma poi avete trovato qualcosa di interessante?
P.: Altro che interessante! Abbiamo fatto ritrovamenti straordinari! Prima è saltata fuori la pietra angolare di un tempio dedicato al dio Nanna, con un’iscrizione che ho personalmente decifrato.
M.E cioè?
P.: “Dormi tranquillo e asciutto, che il dio Nanna assorbe tutto!”
M.Fantastico! E poi?
P.: E poi, fra le zolle del Dhi Qar prosciugate dal sole, sono ricomparse le tavolette di argilla e i pezzi di pece, distribuiti dall’esplosione o forse anche da un cedimento del terreno. E proprio lì sopra c’erano ancora tracce di altre misteriosi iscrizioni!
M.Dica, dica!
P.: Quei reperti testimoniavano che il sito di Eridu, conosciuto come “preistorico”, in realtà ospitava opere scritte: testi storici, letterari, lessicali del periodo paleo-accadico, scritti di ogni tipo, persino nozioni di botanica e mineralogia, compiti scolastici e testi accademici dell’antichità. I pezzi di pece, invece, avevano conservato le iscrizioni agendo come un calco. In passato qualcuno aveva cercato di utilizzare le tavolette d’argilla come mattoni da costruzione, usando la pece come collante: le iscrizioni sono impresse “in negativo” sulla pece, e non è improbabile che possano servire a sostituire pezzi mancanti.
M.Ma è straordinario! E ci può offrire qualche esempio di ciò che è stato tradotto?
P.: Volentieri. Guardi questa tavoletta. Vede questi segni?
M.Allude a questi strani disegni che sembrano… (tossicchia imbarazzata)
P.: Esatto! Sembrano proprio quello che sono! Questa è la prima pagina di una rivista trovata in quella che si presume essere stata la bottega di un barbiere.
M.E quest’altra tavoletta?
P.: Ah, qui devo ammettere che mi coglie impreparato. Sembra una specie di vaticinio, forse lo studio di un astrologo.
M.Ma qui, esattamente, cosa c’è scritto?
P.: Non lo so.
M.Suvvia Pippo, non sia reticente! Avanti, cosa c’è scritto?
P.: Mah… sembrerebbe… non so…
M.: NON È VERO CHE NON LO SA! MI DICA COSA C’È SCRITTO!
P.: Toro: avrete un incontro ardente con una assatanata della Vergine (di segno e di fatto). Non riuscirete a sfuggire alle sue bramosie. È consigliata l’assunzione della Pozione Azzurra prima dell’incontro.
M.PIPPO! AMORE! IO SONO (della) VERGINE! E TU SARAI IL MIO BEL TORELLO! IL NOSTRO INCONTRO ERA SCRITTO NELLE STELLE. VIENI QUI TRA LE MIE BRACCIA!
P.: Aiutooooooooooooo!!!! Colleghi! Soldati! Aiuto! Datemi subito uno strappo su un HH-3F!
Pippo si alza in volo, lasciando una delusa, ardente e sudata Ostentata, a sfogliare alcune tavolette di Urella 2000.
(… arrivederci al prossimo numero de L’Appuntanaso))
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AGLAJA

Aglaja è una disegnatrice grafica, illustratrice, pittrice e vignettista con il vizio della scrittura, che si cela nei panni di Gabriella Corbo, insegnante di lettere. Per undici anni (dal 2003 al 2014) ha illustrato e disegnato vignette su blog e sito dello scrittore e giornalista Enzo Costa, sui suoi blog d’autore di Repubblica.it (dove ha tradotto in immagini i “Lanternini” di Enzo e ha tenuto una propria rubrica di vignette, “Domenicaglaja”) e dell’Unità.it (“Malumorismi”). Ha illustrato i libri “Rime Bacate”(Editori Riuniti), "Col senno di prima" (Editori Internazionali Riuniti), "Cercati col Lanternino" (Red@zione), tutti di Enzo Costa. Sempre con Enzo, ha partecipato al Festival Internazionale di Poesia di Genova 2012, con la proiezione di sue vignette che illustravano le rime dell’autore. Nel frattempo, diverse sue immagini “serie” cominciavano a essere esposte in mostre tematiche. Nel 2010 ha vinto il primo premio al concorso nazionale Sapete come mi trattano?, indetto dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), per la categoria vignette, premio attribuitole dal Comitato d’onore, composto da esponenti di spicco del mondo della cultura (tra cui, per le vignette, Massimo Bucchi di Repubblica) e del movimento per i diritti delle persone con disabilità. Aglaja ha esposto le sue vignette, illustrazioni ed immagini, con i testi di Enzo Costa, nella mostra “Figuriamoci”, allestita al Muvita dal teatro Sipario Strappato di Arenzano (Genova), e nella mostra “Tra il dire e il disegnare c’è di mezzo il mare”, al Museoteatro della Commenda di Prè (Genova), una summa dei lavori della “ditta” EnzoCosta&Aglaja, sul tema del mare e dell’accoglienza, con divagazioni satirico-oniriche: è stata l’ultima, felice, occasione che ha visto insieme i “soci” Aglaja ed Enzo, mancato pochi giorni dopo l’inaugurazione. Dopo la scomparsa di Enzo Costa, Aglaja ha cessato la sua attività di vignettista satirica (salvo concedersi qualche “strappo”), preferendo dedicarsi alla pittura digitale, in cui fa vivere il suo mondo surreale. Ancora alla Commenda di Prè, Aglaja ha così inaugurato nel 2015 la sua prima personale su tela: “Come è profondo il mare”, gli abissi immaginari di una viaggiatrice statica. Del 2017 è il progetto “Scrittori liguri”, partito dall’idea di inventare ritratti impossibili di 19 grandi scrittori della Liguria partendo dalle loro parole. Il progetto si è concretizzato in un evento, “Equinozio delle Arti”, a Palazzo Tursi, e in una personale nel corso del Festival della Poesia di Genova, a Palazzo Ducale. Nel settembre dello stesso anno, si è inaugurata una nuova mostra al Museo del Mare di Genova dal titolo Fondali immaginari, dove le foto subacquee del fotogiornalista Adriano Penco sono state rivisitate dalla fantasia di Aglaja e dai suoi disegni surreali. Nel 2018 quattro opere di Aglaja su tela hanno fatto parte di Mosaic, a cura di Art Commission, un’installazione collettiva itinerante (in Italia e all’estero) a tema libero, che prende vita e forma assemblando i lavori degli artisti partecipanti. Ultimamente, Aglaja ha iniziato a sperimentare la serigrafia: i suoi disegni ora sono serigrafati su piastrelle, una tecnica che restituisce come non mai la luce e la brillantezza dei colori, così come sono preparati graficamente per lo schermo. Cura l’archivio dei lavori del suo socio, ne pubblica illustrandoli – sulle sue pagine social e su La Rivista Intelligente – brani e poesie inedite. Ha raccolto le poesie intimiste di Enzo Costa, uscite nel dicembre 2017 per Rayuela Editore, con un ritratto dell’Autore disegnato da Aglaja in copertina. Continua ad essere una prof. resistente e una disegnatrice/scrittrice impenitente. E viceversa.

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