Liguana_mitteleuropea

L’iguana mitteleuropea

Quella volta mi spinsi ai limiti della foresta dell’Amazzonia e stetti almeno mezz’ora a riflettere sul da farsi: proseguire o tornare indietro. Allo scoccare dei trenta minuti decisi di fare dietrofront, non per paura, ma perché ero convinto che il tempo di quel viaggio avrebbe divorato i miei ultimi anni.
Fu così che rientrai a Maracaibo, dove tutti mi giudicarono saggio. Solo un’iguana che incontrai per caso nel giardino della mia villa mi fissò intensamente col suo sguardo umano – da principe trasformato in mostro per il capriccio di una strega – e sembrò abbozzare un sorriso canzonatorio che, se avesse avuto maturazione linguistica, avrebbe detto: “Sei proprio un idiota”.
Io non me la presi per il giudizio dell’iguana, ma fu da quel giorno che le iguane mi ispirarono una certa curiosità. Imparai ad osservarle attentamente: mi colpivano soprattutto gli occhi, che sembrava trattassero il mondo con superiorità, con aristocratico distacco. Quegli occhi riscattavano il resto del corpo, un corpo viscido con una cresta da animale preistorico.
Dopo alcuni mesi di attente ispezioni, alla primitiva curiosità subentrò l’angoscia e all’angoscia la paura. Improvvisamente mi convinsi che le iguane si sarebbero impadronite della nostra vita. Un giorno – pensai – soppianteranno gli uomini e diverranno la specie dominante. Ero infatti sicuro che quei mostri avessero il cervello piuttosto sviluppato, con una visione delle cose differente da quella degli esseri umani, ma altrettanto valida.
Essi, per secoli, avevano mostrato totale disinteresse per quel qualcosa che noi chiamiamo potere. L’iguana – ne ero certo – era un animale di razza austriaca, mitteleuropea. Era finito in America Latina per sbaglio. Il suo più grande desiderio era in realtà passare il tempo in un caffè di Vienna – o, ancora meglio, di Praga – e vedere il mondo trascorrergli mutando davanti agli occhi.
“In fondo nella vita cosa c’è di tanto importante”, era la sua filosofia, “cosa c’è che ne valga la pena?” È meglio vivere in contemplazione, minuto per minuto, dando sfogo a desideri momentanei, senza progetti grandiosi. E che la gente pensi quello che vuole, pensi pure che l’iguana è una stupida creatura, tanto all’iguana non interessa, l’iguana ha altri valori, altri obiettivi, altre passioni!
Tutto ciò avrebbe dovuto rassicurarmi sul futuro del mondo e della specie umana, se non avessi imparato che a volte riesce a raggiungere una determinata meta chi si occupa di tutt’altre cose più di chi si danna l’anima.
L’iguana no, l’iguana sapeva attendere il proprio momento, sapeva con certezza che sarebbe arrivata e, all’occorrenza, sapeva prendere la giusta decisione con il necessario coraggio.
Proprio come me. Non avevo vissuto io allo stesso modo? Il mio fare distaccato, l’infischiarmene della gente, il non capire certe situazioni per afferrare invece concetti che esulano dal significato superficiale delle parole. “L’uomo senza qualità”, avevo pensato. “Le qualità dell’iguana”, penso adesso.
Avevo attraversato la vita con incoscienza, senza preoccuparmi della mia carriera e la mia strada mi aveva ugualmente condotto ad una professione, quella del regista cinematografico, piacevole e ambita. Avevo ottenuto tutto stando fermo, anzi muovendomi con la lentezza dell’iguana.
Ed eccomi qui, in Venezuela. Io ho sposato, in uno dei pochi svogliati viaggi, una ricca ereditiera, padrona di mille pozzi di petrolio ed ho fondato una casa di produzione tutta mia. Finanzio e dirigo i miei film. Ho ottenuto qualcosa che neanche il più spregiudicato dei rampanti avrebbe mai potuto immaginare.
Per carità, i miei problemi non sono scomparsi. Continuo ad avere terrore della vecchiaia. E poi si sono aggiunti altri piccoli, insignificanti, particolari. I miei occhi stanno diventando più chiari, il mio sguardo più profondo, alcune vertebre mi si stanno sviluppando, il mio corpo verdognolo si riempie di chiazze scure.
Da una settimana ne parlo con il mio migliore amico, il quale mi risponde che non devo preoccuparmi, che il concetto di bellezza e di giovinezza cambierà e che un giorno oserò anche attraversare la foresta dell’Amazzonia.
Il mio amico è un tipo strano, di cultura mitteleuropea. Fino a qualche tempo fa non parlava e mi fissava con un sorriso canzonatorio. Ora è molto loquace. Dice: ”Conquisteremo anche Praga”.

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