Floria fa l’infermiera in un ospedale cantonale svizzero. Brava, competente, gentile si fa in quattro per svolgere la mole di lavoro che le tocca. Ma nonostante la velocità – parla al telefono, prende appunti, attacca le flebo, cambia i pannoloni ad anziani incontinenti, distribuisce analgesici e tisane, prende la temperatura, sorride, risponde alle domande spesso insensate dei pazienti – insomma, a dispetto delle sue capacità non riesce a star dietro a tutto e tutti.
L’ultimo turno è il peggiore, ad aiutarla solo una collega alle prime armi, eppure Floria non perde mai la pazienza e sembra avere capacità illimitate. Solo una volta, solo una, manda a quel paese un giovane “solvente” arrogante e pieno di sé, anche se rischia pesanti conseguenze.
L’ultimo turno, presentato alla Berlinale non è un film “medico” tipo Grace Anatomy ma una delicata tela del rapporto curante-paziente, del sapere prendersi cura non solo del dolore fisico ma anche di quello dell’anima; i punti di sutura non sono solo quelli che ricuciono le ferite sanguinanti ma anche quelli che cercano di sopire ansie e paure.
Leonie Benesch, già interprete dell’ottimo “La sala professori”, riesce a trasfigurare in modo quasi magico il personaggio di Floria” E la fine, toccante e mistica, ce lo accenna con pudore. Nei titoli di coda si legge che la carenza di infermieri in Svizzera e in tutto il mondo è ormai un problema gravissimo, che mette a repentaglio la vita di tutti noi.
L’ultimo turno – di Petra Biondina Volpe – Svizzera/Germania 2025


Una scoperta per curiosità e poi per la bellezza ! Grazie