“Supplica a mia madre” di Pier Paolo Pasolini
“E’ difficile dire con parole di figlio ciò a cui nel
cuore ben poco assomiglio
Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore, ciò
che é stato sempre, prima d’ogni altro amore
Per questo devo dirti ciò ch’é orrendo conoscere:
é dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.
Sei insostituibile. Per questo é dannata alla
solitudine la vita che mi hai data.
E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame
d’amore, dell’amore di corpi senza anima.
Perché l’anima é in te, sei tu, ma tu sei mia madre
e il tuo amore é la mia schiavitù:
ho passato l’infanzia schiavo di questo senso alto,
irrimediabile, di un impegno immenso.
Era l’unico modo per sentire la vita, l’unica tinta,
l’unica forma: ora è finita.
Sopravviviamo; ed é la confusione di una vita
rinata fuori della ragione.
Ti supplico, ah , ti supplico: non voler morire. Sono
qui, solo, con te, in un futuro aprile.”
Il commento di Franca Quatrini
Una delle poesie più vere del ‘900, scritta da un intellettuale poliedrico e molto discusso che è il grande Pier Paolo Pasolini.
Una “supplica” non una semplice poesia d’amore filiale; una preghiera rivolta ad una madre che é stata la propria Madonna. Tant’é che nella coeva prova da regista di Pasolini, il”Vangelo secondo Matteo” é proprio la madre, Susanna Colussi, l’interprete del ruolo di Maria. Una madre idealizzata, certo, mito invalicabile dell’infanzia e dell’adolescenza di un figlio che trova se stesso solo ispirandosi a lei e direi facendo di lei tutto il proprio mondo. Consideriamo anche l’immensa tragedia che la figura paterna ha rappresentato per la famiglia, coi suoi comportamenti e con le conseguenze di essi su tutti. Ma questa poesia é una denuncia, anche, di un grave disagio interiore ed esistenziale dovuto a questo legame tremendamente forte ma assolutizzante. Tutto é, esiste, ha valore solo in relazione alla madre, fonte inesauribile di ispirazione per sopravvivere e di amore. Un legame che sembra non possa essere in alcun modo messo in discussione, elasticizzato, moderato; un legame che rende schiavi, purtroppo. Un mondo chiuso dove il figlio rimane aggrappato ad un seno che e’ l’unica fonte di vita. Un rapporto che non si é evoluto e che ha comportato delle conseguenze dolorose nell’esistenza del Pasolini uomo.
La forte coscienza di Pasolini indaga le ragioni più profonde della sua stessa incapacità di uscire da questo grembo e amare altri, amare se stesso. Ma sembra che l’Amore, quello ideale, insostituibile, quello direi per la “donna angelo” degli stilnovisti possa essere soltanto per la madre.
Al di fuori non c’è possibilità di trovare altro amore puro e vero, e da qui l’immagine cruda dei tanti corpi senz’anima cercati per non tradire il vero grande sentimento, che è sacro, ma è anche la più grande schiavitù.
L’angoscia del poeta nasce dentro la “grazia” della madre. Sono parole estreme, di chi ha capito quanto danno può fare ad un figlio una figura genitoriale che sicuramente si è posta anche lei come unico rapporto per la propria creatura in uno scambio che trova però il figlio schiavo. Lui non può amare nessun altro perchè tutto l’amore è lei, in lei.
Con una capacità di autoanalisi rara e soprattutto assolutamente innovativa per gli anni sessanta del ‘900, Pasolini riconosce la sua schiavitù, un legame ossessivo, patologico seppur insostituibile.
Ha preso sin dall’infanzia questo impegno immenso che gli permetteva però di sentire la vita, di sentirsi insomma vivo.
Adesso lui ha capito e sa di sopravvivere a tutto ciò come fuor di ragione. Da qui la supplica alla madre di rimanere, di non morire , nella speranza di un simbolico rinnovato aprile, un’altra primavera di vita .
Dichiarare tutto ciò, in epoche lontane dalla comprensione delle profondità malate dell’io e averne consapevolezza, rimarca la grandezza di questo nostro poeta scrittore e intellettuale del secolo scorso, martire dell’amore e della società. Mi sembra dunque interessante oggi rileggere questa supplica e capire qualcosa in più di un’esistenza drammatica che ha radici nel profondo dell’io.


grazie, Franca.
Molto bella e profonda
Grazie per queste bellissime e commoventi parole per la stupenda poesia/supplica/dichiarazione dí amore dí Piero Paolo Pasolini a sua madre.
E non posso pensare al dolore di Susanna per la perdita orribile e dolorosa di suo figlio.
Franca è bravissima
Grazie infinite a voi per aver compreso