MAGAlomane in Groenlandia

In questi giorni, Danimarca, Svezia, Germania, Francia e Gran Bretagna stanno inviando truppe a difendere la Groenlandia da… Trump. Fin dal suo primo mandato alla Casa Bianca, il presidente MAGAlomane aveva reiterato la sua minaccia di invasione di un paese alleato con l’argomento della “sicurezza nazionale”, una foglia di fico che nasconde le mire imperialiste dei suoi amici oligarchi.
Peter Thiel (“Gli oligarchi non vogliono morire” clicca qui) per oltre vent’anni ha sognato di costruire Stati-aziende, liberi da ingerenze governative, su isole artificiali galleggianti al largo della California, al comando di un solo uomo-CEO. Alcuni progetti sono falliti: Akon City in Senegal, Prospera in Honduras. Porto Rico ha accettato di creare paradisi fiscali per cripto-imprenditori, ma non è la stessa cosa. Thiel, con la sua tecno-utopica “Praxis” creata nel 2020, ha progettato una città-Stato autoritaria in Groenlandia. Sono coinvolti nell’affare Marc Andressen, Bill Gates, Jeff Bezos e Sam Altman (CEO di “Open AI”).
Il progetto groenlandese è stato battezzato “Freedom City”, un centro tecno-libertario senza regolamenti che intralcino il suo sviluppo. L’intento di questa città-Stato è catturare i minerali rari localizzati nel sud dell’isola, uno dei più grandi depositi al mondo di uranio e terre rare, mai sfruttate. Inoltre, la Groenlandia ha energia termale gratuita e illimitata. Le sue temperature artiche sono ideali per i Centri Dati IA, perché qui non sarebbero necessari i costosi sistemi di raffreddamento.
Se Trump desse seguito alle continue minacce di invadere la Groenlandia, non solo distruggerebbe la più importante alleata dell’America, la NATO, ma darebbe il via ad una serie di eventi globali catastrofici. Il vice-capo dello staff alla Casa Bianca Stephen Miller ha deriso l’idea che l’invasione della Groenlandia porterebbe a un conflitto armato, perché “nessuno oserà combattere gli Stati Uniti per difendere la Groenlandia”.
Tom Nichols, professore al Naval War College e alla Harvard School, si permette di dissentire, descrivendo uno scenario di guerra ipotetico in un articolo del 14 gennaio 2026, su “The Atlantic”. L’invasione della Groenlandia sarebbe una dichiarazione di guerra illegale, in quanto solo il Congresso può approvare una guerra. Il Ministro della Difesa (ora rinominato illegalmente “della Guerra”) Pete Hegseth rischierà l’impeachment.
Se la Danimarca chiudesse lo spazio aereo della Groenlandia ai voli americani per prevenire l’invasione, Trump ordinerebbe all’Air Force di considerare l’isola “territorio e spazio aereo americano” e di invaderla, dando inizio a scontri militari. Trump potrebbe ordinare ai soldati USA già presenti in una base dell’isola di reprimere qualsiasi tentativo di resistenza da parte della popolazione. Uno scontro con le truppe danesi, svedesi, tedesche, francesi e inglesi sarebbe la morte dell’alleanza NATO. Putin celebrerebbe la fine del suo nemico storico, e potrebbe invadere i piccoli paesi baltici confinanti, restando impunito.
Le forze armate americane sono già sovraccariche, sparse ovunque le portino le minacce di Trump. Navi che dovrebbero essere postate vicino al Golfo Persico, o nel Mar della Cina, pagaiano da mesi intorno ai Caraibi, prima e dopo la cattura del presidente del Venezuela Maduro. Ora Trump ha minacciato di attaccare l’Iran, per impedire che uccidano i manifestanti, ma ciò comporta lo spostamento rapido di una parte della flotta nel lontano Oriente. Mentre scrivo (15 gennaio) il Pentagono ha deciso di spostare la portaerei Lincoln in Medio Oriente. Una tale mossa, poco strategica, mette in ridicolo le minacce di Trump a Messico e Colombia. Le guardie della rivoluzione islamica continueranno a uccidere e impiccare i dimostranti di Teheran. Ormai riconoscono i “bluff” di Trump.
I nemici dell’Occidente hanno certo notato che l’intelligence americana è nelle mani di incompetenti, come pure il Pentagono. Con la distruzione della NATO, la più potente alleanza della storia, e la dispersione delle forze americane intorno al globo in operazioni di pura “esibizione”, la Cina invaderebbe Taiwan, e nessuna flotta americana sarebbe nelle vicinanze ad impedirglielo. La Corea del Nord potrebbe esser tentata di invadere il Sud, e Seul, insieme a Tokio, potrebbe sviluppare in tempi record un arsenale nucleare come deterrente. Anche l’Europa, per difendersi dalle mire della Russia, correrebbe alle armi. Stiamo parlando di una Terza Guerra Mondiale in cui tutti i principali combattenti sono già potenze nucleari…
Lasciamo lo scenario futuristico di Nichols e torniamo alla realtà odierna della Groenlandia, un’isola con solo 56mila abitanti, per il 90% nativi Inuit. L’isola è quattro volte più grande della Francia, ricoperta da una calotta glaciale profonda oltre un chilometro e mezzo, e senza strade di collegamento; l’esercito danese e i cacciatori Inuit la pattugliano con slitte trainate da cani, un fatto su cui Trump ha scherzato coi giornalisti. Il pattugliamento su slitta è fatto in coppia, a volte per mesi e mesi, senza altri contatti umani. È un lavoro arduo, in condizioni fra le più desolanti ed estreme al mondo. Pochissimi soldati americani vi sopravviverebbero per più di una settimana. Trump è stato informato di come il Generale Inverno sconfisse un altro narcisista megalomane in Russia?

5 commenti su “MAGAlomane in Groenlandia”

  1. Teresa Trivellin

    Bravissima Patrizia. Un contributo utile e, purtroppo, spaventoso. Ma grazie, nonostante una pervasiva sensazione di paura e fallimento dei valori di rispetto e mitezza che ci salverebbero dalla catastrofe.

    1. Articolo angosciante, ma serve molto bene lo scopo di aprire gli occhi sulle varie dinamiche, gli scopi, e i beneficiari delle politiche trumpiane. Grazie

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto