Maledetto_ballottaggio

Maledetto ballottaggio

Ho letto la bella intervista resa da Peppino Calderisi a Vittorio Ferla e pubblicata oggi da “Il Quotidiano Nazionale”. Calderisi giustamente definito “esperto di sistemi elettorali” ricorda che in una prima stesura delle legge elettorale presentata dalla maggioranza era previsto il “ballottaggio” e critica severamente che sia stato cancellato nel testo attualmente in discussione alla Camera perché, come riassume il titolo “senza ballottaggio daremo più spazio alle ali estreme”. Lo dimostra senza possibilità di smentita e auspica perciò che ci sia un ripensamento.
Ho trovato del tutto convincente l’argomentazione; che mi ha – fra l’altro – riportato alla memoria una mia noterella in forma dialogica che apparve il 6 novembre 2012 (quasi quattordici anni fa!) sul webmagazine dell’associazione LibertàEguale la cui testata era, allora Qdr (qualcosa di riformista). La riporto qui per l’essenziale; dimostro così quanto consideri giusta e importante l’analisi di Calderisi e perché mi associ a lui nell’auspicare un recupero il ballottaggio.

“Hai qualcosa da dire, cittadino Petruccioli? Parla”
“Guardo, penso e soffro per questo stato dell’Italia.”
“ Da quanto tempo?”
“Da molto tempo; non ricordo neppure quanto. Un anno fa, però, ho avuto un lampo di speranza. Mi sembrò che quel nuovo governo, voluto da un Presidente che ha a cuore le sorti del Paese (il riferimento è al governo Monti) potesse essere un primo passo. Si disse e si sperò – anche io sperai – che, mentre il governo si impegnava sul fronte dei conti e della credibilità internazionale, i partiti avrebbero messo un po’ d’ordine, si sarebbero “dati una regolata”. Invece sono sempre più frantumati, divisi, rissosi; sempre più spaventati, ma sempre più arroganti. Gli italiani “del rifiuto” sono aumentati e continuano ad aumentare. E il porcellum è sempre lì… Devo continuare?”
“Non ti sembra di esagerare?”
“Esagerare?!! La prima commissione bicamerale per le riforme costituzionali, la Commissione Bozzi (un rispettabile signore liberale di vecchio stampo) fu insediata nel 1983, quando muovevo i miei primi passi a Montecitorio. Le sembra segno d’impazienza sperare che – dopo tanto tempo – si concluda finalmente qualcosa di serio e utile? E poi, sono stato educato al gradualismo; non pretendo certo tutto e subito.”
Chiacchiere, fumisterie. Non ho tempo da perdere. Dimmi cosa vuoi. In due parole!”
“Eccole: doppio turno. Vorrei che le prossime elezioni si facessero a doppio turno. A me piacerebbe il doppio turno con collegi uninominali ma non pretendo tanto. Mi accontenterei se – la prossima primavera- si facesse un secondo turno per assegnare il “premio di maggioranza”. Nel primo turno ciascuno si presenta come vuole e ciascuno vota per chi vuole. Se nessuno raggiunge la maggioranza assoluta, si va al ballottaggio fra due coalizioni: quella che vince ottiene un premio che, in aggiunta ai seggi conquistati al primo turno, la mette in condizione di governare. Con semplicissimi aggiustamenti si potrebbe farlo perfino con il porcellum. Sarebbe più semplice e convincente che fissare l’asticella del premio al 40-45%”
Come mai così minimalista!?
“Sono certo che gli italiani capirebbero benissimo quanto il doppio turno sia razionale e produttivo. Impone piena responsabilità sia a chi chiede i voti sia a chi li dà. E consente a tutti di decidere davvero. Ai cittadini di decidere i governi che vogliono; e a chi governa di decidere e fare quel che considera necessario”.

PS – Rileggo e mi dico: “minimalista? Sarà mica un caso che con tutti i cambiamenti di leggi elettorali che ci sono stati, il tabù del ballottaggio non è mai stato violato; e adesso lo si vuol cancellare anche dall’unico luogo dove funziona, per le elezioni comunali…”

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto