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Società

Monotonia. Lettera della Signora Monti a Mario Monti

PAOLA GUAZZO
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Caro marito mio,
è bello vedere il successo che hai. Ieri sera, aperto per caso il programma di Gepi (o Geppi? non so bene) su La 7 , ho visto un comico gayissimo e davvero simpatico che leggeva la lettera di una bambina che si fida di te e del Bene che fai al Paese.
Ti chiama “nonno Mario”… deliziosa, tesoro, ma tu sai quanto io pensi che la popolarità eccessiva raggiunta a una certa età sia devastante, per la salute, più dei pranzi ufficiosi a base di birra e wurstel con Angela.
La televisione, poi… è un mostro che divora la pianura , come cantava Francesco, cantante di sinistra, bolognese come Romano.
Stamattina ero su twitter per leggere le rassegne stampa della BBC, e cosa ti vedo? Che sei primo nei riferimenti perché avresti detto in tv che il posto fisso è monotono.
Io non mi ricordo di essermi particolarmente tediata quando hai avuto il posto fisso di professore in Bocconi, e tu? Nemmeno quando sei stato commissario europeo, che non sarà un posto fisso – c’era già quello in Bocconi per vivere più che dignitosamente – ma certo è un incarico con il cui stipendio annuale un precario potrebbe vivere per parecchio tempo.
Caro marito, l’essere bocconiani non sempre salva e protegge da tutto, e nemmeno il numero delle comunioni può molto, con certe teste orgogliose.
Stai quindi all’occhio, Mario mio, e cerca di capire che la monotonia alla fin fine ha un suo senso. Mi sono annoiata tanto anch’io con te, ma ovviamente non rimpiango nulla. Per i momenti difficili ho le mie letture delle rassegne stampa internazionali, e tiro avanti.
Tua moglie Elsa

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