Altri due “ossi di seppia” capovolti
Mai il bene di morir ho trascurato:
fu il fiume dilagante che mormora
fu lo spampanarsi della corolla
fresca, fu il toro risparmiato.
Male conobbi, dentro l’incanto
che cela la diabolica Presenza:
fu il cimelio della vivacità
del mattino, e il sole, e l’airone appollaiato.
* * *
Certo una sera tornando sotto un’acqua di specchio,
umida, proseguendo, udrò iniziare l’evento:
tutto di fronte a me, il pieno davanti
a te, senza la calma dell’astemio.
Prima come in un quadro, lenti svaniranno
pali grotte monti per la strana realtà.
E fu persin presto; e tu vociante restasti
fra le donne che si voltano, senza il tuo sombrero.
Per rispetto a Montale ecco gli originali (La Redazione)
Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l’incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.
Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.
* * *
Forse un mattino andando in un’aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore da ubriaco.
Poi, come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto
alberi, case, colli per l’inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

