Quando un film esce in sala preceduto da una campagna pubblicitaria particolarmente massiva, farsi la propria opinione tenendo la barra dritta è difficile. Nel caso di “Odissea”, del divisivo Christopher Nolan, abbiamo assistito a qualcosa di più: il martellamento mediatico è andato ben oltre le colonne d’Ercole, se mi consentite la battuta, diventando un caso di marketing involontario senza precedenti. La prevista corsa al cinema si è rapidamente trasformata in un obbligo urgente, un must, pur di partecipare alla festa social del commento.
Ciò rende ancor più difficile esprimere un giudizio equilibrato su questa notevolissima opera.
Sgombriamo subito il campo dalle critiche, di sapore più woke del woke, riguardanti le liberissime scelte del regista anglo-americano, a partire dalla soprendente Elena nera come il carbone di Lupita ‘N Yongo, o le mirabolanti armature dei guerrieri in campo. A Omero, o per meglio dire ai tanti Omeri che hanno collaborato a far sì che il poema diventasse in tremila lunghi anni il racconto ancestrale di cui tutti noi bambini occidentali serbiamo cara memoria, sarebbero piaciute, ci scommetto.
Quello che, al di là delle emozionantissime soluzioni sceniche ideate da Nolan per dare forma nuova al ricordo italiano collettivo della straordinaria Odissea tv che Franco Rossi propose alla Rai negli anni sessanta, è una acuta lettura storica degli eventi, reali, di Troia. E del percorso psicoanalitico ante litteram del reduce, Odisseo, attanagliato da sensi di colpa legati, attenzione, non alle stragi compiute in guerra ma al rimorso lancinante di aver mancato alla prima, fondamentale legge del suo dio Zeus: “Tratta l’ospite come te stesso” . Legge sacra, infranta dal famoso trucco del cavallo, decisivo per conseguire la vittoria in una guerra logorante, ma che segnò per sempre la coscienza del suo scaltro ideatore.
Ma ancora di più sorprende l’interpretazione dei fatti di Troia come il vero punto di cesura tra il mondo antico, costruttore di idee e cose, anche a costo di feroci guerre, e un incerto futuro privo di regole, atterrito e sconvolto da fantomatici Popoli del Mare, razziatori senza tetto né legge. Quanta terribile e profetica verità, in questa lettura!
Non è certo un caso che delle vicende di Odisseo si siano occupati, nel corso dei millenni, praticamente tutti. Da Ariosto a Dante Alighieri, da Joyce a Pascoli a Tennyson a Margaret Atwood, fino alle maestre elementari e a migliaia di papà e mamme impegnati a raccontare la fantastica storia di Ulisse. Accogliamo perciò come merita la stupenda versione di Nolan come una delle più sfolgoranti.
Tra gli attori, Matt Damon perde l’arduo confronto col nostro diletto Bekim Fehmiu, meglio va la sofferente Penelope di Anne Hathaway. Riluce lo sfottente Menelao di John Bernthal più di Robert Pattinson, un Antinoo che sembra fisicamente ricalcato da quello della già citata Odissea Rai. Commuove Elliot Page col suo dolce Sinone, sorprende Circe, strega in vesti di casalinga disperata.
Il finale risente troppo di un’ atmosfera hollywoodiana. Ma esiste un verso, un’immagine capace di superare il sommo poeta quando decide di chiudere il folle volo di Ulisse con l’immortale “… in fin che il mar fu sopra noi richiuso”?

Un'Immagine dell'ODISSEA di Nolan

Wow! Lo vedrò !
😁
la citazione dantesca finale non ho potuto non leggerla mentalmente con la voce di Vittorio Gassman
Naturalmente. Con la pausa tra “noi” e “richiuso”.
Mi farebbe piacere avere un chiarimento sulla frase “Quanta terribile e profetica verità, in questa lettura!”
Potrebbe esplicitare meglio il suo pensiero?
Grazie in ogni caso dell’attenzione
Mi è sembrato di cogliere un parallelo tra il disorientamento della geopolitica attuale e il terribile contraccolpo seguíto alla guerra di Troia.
Grazie innanzitutto per la risposta e per il suo bel contributo. Nell’attuale geopolitica vedo tuttavia migrare più le vittime che i razziatori. Se le migrazioni che sconvolsero l’età del bronzo furono aggressive e predatorie, oggi i movimenti dei popoli seguono la logica del rifugio, quella di Enea e Anchise.
Grazie mille a lei.