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Attualità

LA CATTEDRALE IN FIAMME

GIOVANNA NUVOLETTI
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Nôtre Dame nell'illustrazione di Aglaja

Nôtre Dame nell'illustrazione di Aglaja

Io in chiesa ci vado. Quando non c’è la messa. Quando la gente prega per se stessa, i suoi cari – nel segreto della propria mente – però io li sento benissimo.
Dico sempre che sono atea, ma che dio crede in me, e mi segue.
In certe chiese, non in tutte, sento una luce entrarmi dentro. Percepisco dolori e speranze di molte e morte generazioni. Un’eco silenziosa nella volta sopra di me e intorno. Le voci umane scintillano nel silenzio. Anche a voi succede? A volte prego, persino, ma mai per me stessa. Non funzionerebbe, lo so. In una chiesa cristiana, cattolica, luterana, valdese, anglicana, in una sinagoga – forse anche in una moschea, in un tempio shintoista, induista o buddista… in ogni luogo dove la gente porta dolori e gioie, e l’infinito terrore della morte – qualcosa c’è.
In Nôtre Dame c’era, c’è e vibra.
La storia, i sogni, la bellezza della Francia e dell’Europa.
L’arte che ci segna tutti come un popolo solo.
Ricostruiremo.
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GIOVANNA NUVOLETTI
GIOVANNA NUVOLETTI

Sono nata nel 1942, a Milano. In gioventù ho fatto foto per il Mondo e L’Espresso, che allora erano grandi, in bianco e nero, e attenti alla qualità delle immagini che pubblicavano. Facevo reportage, cercavo immagini serie, impegnate. Mi piaceva, ma i miei tre figli erano piccoli e potevo lavorare poco. Imparavo. Più avanti, quando i ragazzi sono stati più grandi, ho fotografato per vivere. Non ero felice di lavorare in pubblicità e beauty, dove producevo immagini commerciali, senza creatività; ma me la sono cavata. Ogni tanto, per me stessa e pochi clienti speciali, scattavo qualche foto che valeva la pena. Alla fine degli anni ’80 ho cambiato mestiere e sono diventata giornalista. Scrivevo di costume, società e divulgazione scientifica, per diversi periodici. Mi divertivo, mi impegnavo e guadagnavo bene. Ho anche fondato con soci un posto dove si faceva cultura, si beveva bene e si mangiava semplice: il circolo Pietrasanta, a Milano. Poi, credo fosse il 1999, mi è venuta una “piccolissima invalidità” di cui non ho voglia di parlare. Sono rimasta chiusa in casa per quattro/cinque anni, leggendo due libri al giorno. Nel 2005, mi sono ributtata nella vita come potevo: ho trovato un genio adorabile che mi ha insegnato a usare internet. Due giovani amici mi hanno costretta a iscrivermi a FB. Ho pubblicato due romanzi con Fazi, "Dove i gamberi d’acqua dolce non nuotano più" nel 2007 e "L’era del cinghiale rosso" nel 2008, e un ebook con RCS, "Piccolo Manuale di Misoginia" nel 2014. Nel 2011 ho fondato la Rivista che state leggendo, dove dirigo la parte artistico letteraria e dove, finalmente, unisco scrittura e fotografia, nel modo che piace a me.

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