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Nuovo Mondo innocente

Ogni anno cinque milioni di americani visitano il Grand Canyon per provare le forti emozioni associate al “sublime”, ma il luogo è troppo affollato di turisti vociferanti per riuscire a sublimarti tra la ressa. Il concetto di sublime è un misto di timore reverenziale per la maestosità del creato, e di terrore per l’umana insignificanza di fronte ad esso. Ha origine, insieme al concetto di “pittoresco”, dal Romanticismo europeo tra il Sette e l’Ottocento. Il gotico è un genere letterario e artistico legato al senso del sublime. In Europa i romanzi e i dipinti gotici ritraevano antiche rovine, castelli maledetti. “Quell’orror bello che attristando piace” (Ippolito Pindemonte).
In America non esistevano castelli gotici e rovine romane, ma la natura era ancora così selvaggia da offrire ispirazioni pittoriche e spirituali. I paesaggi inesplorati erano la vasta chiesa di Dio, e gli artisti ne erano i profeti. Nell’Ottocento, la Natura diventò il mito nazionale dell’America, e l’atto di dipingerla un’affermazione dell’identità nazionale.
Quest’anno si festeggia il bicentenario di un grande pittore paesaggistico americano: Frederic Edwin Church (1826-1900). Fu allievo di Thomas Cole, un inglese trapiantato in America, fondatore della “Hudson River School”, il movimento di pittori naturalisti che ritrassero la vallata del fiume Hudson a nord di New York, tra il 1825 e il 1875. Cole, nato tra “le sataniche fabbriche annerite” inglesi, celebrò la natura vergine americana, minacciata dalle devastazioni dello sviluppo industriale.
Cole era convinto che la grandezza e la purezza americana stessero svanendo sotto i suoi occhi, e voleva preservarle su tela. Gli americani di allora non provavano alcun interesse a visitare montagne e dirupi, a considerarli “paesaggi” degni di soddisfazione estetica. L’Eden americano era territorio da conquistare e da sfruttare. Attraverso Cole fu importata l’idea del Sublime di Edmond Burke e il paesaggio pittoresco, idilliaco, pastorale. Nessuno aveva dipinto quello americano prima di Cole.
Il suo allievo, Frederick Church, si spinse oltre l’Arcadia per dipingere nature selvagge, non confinandosi sul fiume Hudson, ma alla ricerca di paesaggi spettacolari, in Sud America, nel cuore delle Ande, nell’Artico e in Medio Oriente. Quando visitò Roma, commentò che il Tevere non era paragonabile al possente fiume Hudson. Church consigliava gli artisti più giovani di non andare a studiare pittura in Europa (come facevano tutti quelli che potevano permetterselo), perché avrebbero perduto l’essenza americana.
Il dipinto a olio “Niagara” (1857) stupì il pubblico per le sue dimensioni (è lungo il doppio dell’altezza: 100 x 230 cm), e per la prospettiva sull’immenso corpo d’acqua “congelato” nel moto vorticoso della cascata, resa con vigorose pennellate bianche. “Niagara” è, secondo il critico d’arte Robert Hughes, “una rappresentazione di potere, l’energia cinetica inarrestabile del liquido verde che scivola verso il baratro, rompendosi in schiuma”. Nel quadro non sono ritratte persone né opere dell’uomo, che risulterebbero del tutto insignificanti a confronto con la vastità del paesaggio.
Un altro dipinto, dalle dimensioni gigantesche di 4,64 metri quadri, fu il “Cuore delle Ande”, che fece un effetto sensazionale quando fu esposto al pubblico (1859). Le donne ebbero mancamenti, gli uomini terrore e vertigini, per il “divino potere della natura”. Quando il quadro fu esposto a Londra, la regina Vittoria volle una visione privata. I quattro metri quadrati di dipinto, ridotti ad una pagina di carta, non fanno effetto. Il dipinto era così vasto che Mark Twain suggerì al fratello di portare con sé gli occhialini da teatro, per vedere i minuscoli dettagli della vegetazione che sfuggivano all’occhio nudo.
Quando Church tornò dall’esplorazione dell’Artico con il dipinto “The Icebergs”, era scoppiata la Guerra Civile tra nord e sud degli Stati Uniti. Il pittore cambiò subito il titolo del dipinto in “The North”, a sostegno della causa anti-schiavista. La vastità disumana dei ghiacciai rendeva il quadro raggelante. Church aggiunse rottami di nave per dare un tocco umano alla scena glaciale. Il dipinto fu venduto a Londra, ad un magnate delle ferrovie inglesi. Riscoperto nel 1979, fu venduto all’asta a New York ad un prezzo astronomico (2 milioni e mezzo di dollari), la cifra più alta allora mai pagata per un dipinto americano.

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Icebergs Di F. Church

I dipinti di Church attraevano innumerevoli visitatori per la loro spettacolarità, ma c’è in essi un aspetto “luministico”: la luce diffusa. Il Luminismo è un movimento distintamente americano, un realismo raffinato, rispetto all’impressionismo europeo. I suoi effetti atmosferici sono ottenuti con gradazioni dettagliate di tono, come una luce sublime dal cielo che rende il paesaggio immobile e silenzioso. Il critico d’arte John Russell sostiene che la luce in America sia diversa da qualsiasi altra. C’è una luce del Maine, una dell’Arizona. C’è sicuramente una magica luce dorata in New Mexico, mai vista da me altrove, che ha ispirato grandi pittori e meravigliose tele, come se nel libro della Genesi il verso “Sia fatta la luce” fosse stato scartato a favore di “Sia fatta la luce americana”.
Nel romanzo “La pelle” di Curzio Malaparte, un ufficiale dell’esercito americano di stanza in sud Italia nel 1943, esclama che l’Europa è così straordinaria da renderlo consapevole di essere americano. L’ufficiale usa il momento di massima degradazione dell’Europa in guerra per credere nell’innocenza dell’America. Sebastian Smee, del “New Yorker”, si chiede se l’America dipinta da Frederick Church fosse “troppo confezionata in un’esposizione volgare della propria innocenza”.
Per Smee, i dipinti di Church sono la prima realizzazione in arte della dottrina americana di “Destino Manifesto”. Il termine, coniato da un giornalista dell’epoca, implicava non solo l’espansione verso Ovest, ma anche la diffusione di libertà, democrazia e Cristianesimo tra i selvaggi nativi. Abraham Lincoln diffidava del Destino Manifesto, perché tale divina inevitabilità poteva essere usata per giustificare furti di terre e guerre di conquista.

I dipinti di Church promossero l’idea di innocenza americana rispetto alla corruzione europea. “La retorica dell’innocenza, anche se illusoria, può essere stimolante, ma quando non riesce a corrispondere alla realtà, può diventare estenuante”. (Sebastian Smee) Dopo la Guerra Civile, il pubblico voleva meno retorica, meno panorami vuoti di esseri umani. Winslow Homer iniziò allora la sua carriera di illustratore e pittore, con paesaggi meno sublimi, popolati di persone reali, eclissando Church.
Eppure c’è del vero nella visione della terra selvaggia d’America. I dipinti di Church sono così ispirati da rispetto reverenziale che chi ha visto quei paesaggi dal vivo non può che apprezzare la sua devozione. L’America innocente dipinta da Church non era quella dei cercatori d’oro e della conquista territoriale. La terra selvaggia, salvata in parte dalla creazione dei Parchi Nazionali, è ancora vibrante di innocenza, e molto più impressionante e panteistica dei dipinti cristallini di Church.

7 commenti su “Nuovo Mondo innocente”

  1. La natura americana così vasta e selvaggia ha quell’innocenza che solo il creato può ascriversi. Gli umani la inseguono con l’arte e con la conoscenza diretta del male.

  2. Oliviero Carugo

    Grazie, per fortuna imparo ancora qualcosa. Una domanda naif: possiamo chiamarli vedutisti, al pari di Canaletto o Bellotto?

    1. Patrizia Tenda

      Il Vedutismo si colloca tra il Seicento e Settecento (non a metà Ottocento come Church), i dipinti sono scorci urbani di Venezia, città quasi sublime, ma siamo in un altro tempo, in un altro pianeta…

  3. Patrizia, la tua vasta conoscenza dell’America mi lascia sempre stupita. Grazie, sinceramente non conosco i pittori americani

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