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Cucina Intelligente

Per fare un fiore, ci vuole il cappero

ALESSANDRA FRONTINI
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Non li mangio, mi fanno senso. Sembrano bacche aliene e, tra i denti, si fanno poltiglia acre, un’ombra rancida sulla lingua. Ma poi: lo sapevate che sono boccioli?
Giuro.
Perché mai stroncare anzitempo una rigogliosa fioritura, d’un bel bianco avorio venato di viola, per colmare vasetti zeppi di sale o di aceto? Uno scempio! D’accordo, il vitello tonnato, senza quei cosi, è un mattone. E i siciliani mi spellerebbero viva, se fondassi un partito per la loro abolizione (dei cosi, non dei siciliani); ma sono così decorativi, ancora aggrappati agli appositi sostegni forniti da compiacenti arbusti nani!
Mi ci farò un bouquet, è deciso; o, al massimo, di fronte all’ennesimo cespuglietto di Pantelleria, li userò per stupirmi con antico garbo: «Capperi!».

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Non sapete chi sia Elianto? Leggetelo! Ma no, non qui, che avete capito?! Correte in libreria, scartabellate i titoli presenti sotto la lettera B di Benni (Stefano, caproni!), et-voilà! Un sognatore, caparbio e curioso. Un'imbratta-carte, nel mio caso; che scrive perché le va, niente di più, niente di meno. Alessandra Frontini, all'anagrafe. Non chiedetemi perché.

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