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Storia

Piccoli ricordi di una grande vergogna

GIOVANNA NUVOLETTI
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La classe di Nora Finzi al liceo Manzoni di Milano - Anno scolastico !937/38

Per me è importante. Tempo fa ho visto, per caso, su Google la foto di una classe del liceo A. Manzoni, di Milano, in via Orazio. Il mio liceo, dove ho imparato, fra l’altro, cosa è la libertà. Sotto la foto c’erano i nomi di alunni e alunne, che in seguito furono espulsi perché di religione ebraica. Quel liceo io lo frequentai 21, 26 anni dopo, in un mondo del tutto diverso. Ma il cortile è lo stesso, uguale la grigia luce piombante milanese, gli stessi i grembiuli neri delle ragazze, lo stesso ordine tra seduti e in piedi, le stesse facce tra l’imbambolato e il serioso.
Guardando l’immagine mi prese una rabbia terribile, perché la mia scuola, prima che io vi mettessi piede, aveva compiuto un atto così vile – aveva sporcato le antiche mura, che io poi avrei amato. Vergogna. Vergogna a noi tutti.
Quando poi da ragazza lo frequentai, c’erano due ragazze ebree, la Nissim e un’altra, forse Norsa di cognome. Era tutto normale. Ma nessuno ci ha mai fatto sapere, neanche quando avemmo 18 anni, in terza, di quale schifo si era macchiata la mia scuola. E tutte le altre scuole d’Italia. Compresa la scuola elementare Fratelli Ruffini, la mia, accanto alla chiesa delle Grazie, presso l’angolo di Corso Magenta. Questa, si è presa la briga di macchiarsi dell’espulsione di Liliana Segre.
La mia scuola! Vergogna. E vergogna a tutti coloro che stanno riportando antisemitismo e razzismo nella nostra grande patria, la madre Europa. In seguito ho fatto una ricerca, sempre su Google, e ho trovato le foto e le storie. Sono qui.

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GIOVANNA NUVOLETTI
GIOVANNA NUVOLETTI

Sono nata nel 1942, a Milano. In gioventù ho fatto foto per il Mondo e L’Espresso, che allora erano grandi, in bianco e nero, e attenti alla qualità delle immagini che pubblicavano. Facevo reportage, cercavo immagini serie, impegnate. Mi piaceva, ma i miei tre figli erano piccoli e potevo lavorare poco. Imparavo. Più avanti, quando i ragazzi sono stati più grandi, ho fotografato per vivere. Non ero felice di lavorare in pubblicità e beauty, dove producevo immagini commerciali, senza creatività; ma me la sono cavata. Ogni tanto, per me stessa e pochi clienti speciali, scattavo qualche foto che valeva la pena. Alla fine degli anni ’80 ho cambiato mestiere e sono diventata giornalista. Scrivevo di costume, società e divulgazione scientifica, per diversi periodici. Mi divertivo, mi impegnavo e guadagnavo bene. Ho anche fondato con soci un posto dove si faceva cultura, si beveva bene e si mangiava semplice: il circolo Pietrasanta, a Milano. Poi, credo fosse il 1999, mi è venuta una “piccolissima invalidità” di cui non ho voglia di parlare. Sono rimasta chiusa in casa per quattro/cinque anni, leggendo due libri al giorno. Nel 2005, mi sono ributtata nella vita come potevo: ho trovato un genio adorabile che mi ha insegnato a usare internet. Due giovani amici mi hanno costretta a iscrivermi a FB. Ho pubblicato due romanzi con Fazi, "Dove i gamberi d’acqua dolce non nuotano più" nel 2007 e "L’era del cinghiale rosso" nel 2008, e un ebook con RCS, "Piccolo Manuale di Misoginia" nel 2014. Nel 2011 ho fondato la Rivista che state leggendo, dove dirigo la parte artistico letteraria e dove, finalmente, unisco scrittura e fotografia, nel modo che piace a me.

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