Lo gnomo Policarpo si perse nella città di Carpi e, non riuscendo ad uscirne, chiese aiuto al Re degli gnomi.
“Gnomus, re degli gnomi, abbi la bontà di ascoltarmi”, disse Policarpo mentre inutilmente girava tutta Carpi. Gnomus si pettinava la lunga barba bianca e, mentre faceva quest’operazione, non amava essere disturbato da nessuno, tantomeno da un misero gnometto che aveva lasciato la foresta magica per andare – pensate un po’- al cinema.
Ma a favore di Policarpo parlò Bellagnoma, la regina dalla grande chioma, e Gnomus, a denti stretti, sbottò:”Che vuoi Policarpo?” “Dammi una mano. Mi son perso a Carpi, una metropoli con strade interminabili e case alte quanto mille gnomi, forse di più.”
“Ah!Ah!Ah!”, rise di gusto il Re degli gnomi mentre – “gnam gnam” – dalla cura della barba era passato a quella dello stomaco. “E come mai sei a Carpi, Policarpo?” – domandò Il Sovrano.
“Onnipotente Gnomus, tu puoi naturalmente ca(r)pirlo. Io sono a Carpi per una maratona cinematografica. Commedie, western, gialli, fantascienza e risate in quantità. Sai, l’avevo promesso ai miei figli e a mia moglie, e nella foresta magica c’è tutto, quasi tutto, ma non fantasie e sogni ad occhi aperti.”
Fu allora che il Re degli gnomi s’infuriò e, con ignominia, cacciò Policarpo dalla foresta magica, lasciandolo a Carpi. “Tu hai desiderato le cose inutili che desiderano gli umani – disse,- e perciò la condanna è presto scritta: diverrai uomo con tutti i vantaggi e gli svantaggi che la tua nuova condizione comporterà“.
Pianse Policarpo, pensando che non avrebbe più rivisto la sua bella casetta nella foresta magica e che, per tutta la vita, sarebbe stato costretto a vagare per Carpi, la più grande città del mondo. Pianse e, mentre piangeva, accadde qualcosa di molto strano. Improvvisamente Carpi si fece più piccola, fino a diventare un posto praticamente a
misura di gnomo, non certo una metropoli.
Cos’era accaduto di così magico che neanche nella foresta magica s’era mai visto? “Niente”, disse la regina Bellagnoma, “niente, non è Carpi che s’è rimpicciolita, sei tu Policarpo mio che sei diventato più grande. E adesso vai, coraggio, mio piccolo gnomo diventato grande uomo.”
Fu così che Policarpo, riuscì a orientarsi e andò a vivere a Carpi, con tutta la sua famiglia. Era triste ma si consolò con una bella scorpacciata di film. Storie mai viste, carpite nel mondo dell’immaginazione, acciuffate nell’aria, come farfalle eleganti, capaci di lunghi viaggi, o nell’acqua, come carpe impazzite, che zigzagano nella corrente e non si sa dove portano il loro carpaccione, pardon corpaccione.
Storie misteriose e stupefacenti, ma a volte un po’ incartapecorite, ripiegate nelle coscienze smarrite degli umani. Policarpo dapprima ne fu felice, poi fu assalito dai dubbi, dalla nostalgia della sua vita da gnomo. Chiese di tornare nella foresta magica ma Gnomus da quell’orecchio non ci sentiva. Che fare? Policarpo guardò negli occhi
moglie e figli e si disperò, ma all’improvviso, con un doppio tuffo carpiato, afferrò un’idea e ne fece un film. Un film sulla vita di un tizio nato gnomo e diventato uomo, la vita di Policarpo, che si smarrisce in una metropoli, Carpi, che poi diventa una città in cui s’intrecciano storie ingarbugliate, meglio scapestrate, ma non si perde d’animo, con fatica va avanti. E non si lamenta, anzi riesce a sorridere, a cogliere l’attimo. Carpe diem.

Illustrazione di Stefania Morgante
