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Cucina Intelligente Scritture

POMERIGGIO VUOTO CON TORTA

ISABELLA TERRANO
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Ci sono giorni in cui la solitudine… Anche se vera solitudine non è.
Non si tratta di assenze o di mancanze. È distacco da sé, poca presenza, vedere il da fare e il fatto, sentirsi insufficienti, vaghi, ricercare altrove quel che altrove non è. Perché è lì, nell’anima chiusa come barattolo chiuso.
Il pomeriggio è spezzato, maggio ha ceduto a un’oscurità repentina di novembre, non soltanto lì, sul prato freddo giù in basso. Improvviso le rimbomba in testa un tempo perduto. Si sposta dalla finestra, si scuote. Non indugiare in pensieri velenosi.
Torna al suo tavolo, la tazza vuota del caffè accanto ad altre tazze vuote di caffè. Si sta trascurando. Lo sa. Lo vede dai suoi capelli, dalle unghie sparigliate, dai chili in più, da quelle tazze sporche in fila, così insolite per lei. Di quello strano abbandono, in un modo bizzarro e perverso, si compiace. Si è concessa al caos. Pensa di poterci trovare cose interessanti. O perdersi…
Chi è la vera se stessa, questa o quell’altra? Forse entrambe, ecco la condanna. Allora sospira, si arrende, si appiglia alle cose essenziali, semplici. Cose da lasciare alle mani, a memoria, senza altro riflettere: cibo.
Torta con pesche sciroppate della mamma.
Figurarsi sapere le dosi in grammi, così a mente direbbe una tazza colma di farina, la stessa tazza riempita di zucchero fin quasi all’orlo. Che tazza? Certo non una da tè, diciamo da colazione. 4 uova o 3? Dipenderà dalla grandezza. Un bicchiere circa di latte, un tocco di burro fuso, tanta scorza di limone grattugiata, lievito istantaneo. In quest’ordine. Lavorare finché non fa le bolle e “scrive”. Una volta messa in teglia, fette di pesca sciroppata, che pesanti come sono finiranno sul fondo ed è questo il bello, anzi il buono. La mamma le pesche sciroppate le faceva in casa, lei no, ma facciamo finta. Trenta minuti d’attesa a 180°.
Il profumo che emana in cottura è davvero ammaliante o è solo l’effetto patetico di un ricordo? Chi lo sa… Intanto arriva la pioggia, come dondolio di culla, scrosci su tegola e silenzio di altre cose intorno.
Dlìn! La torta è cotta. Sfornare, aspettare, tagliare. Non pensare. Per un po’.

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