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Racconti

Il mio primo Carnevale

GIOVANNA NUVOLETTI
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Elaborazione fotografica di Giovanna Nuvoletti

In febbraio sono sempre stata malata, a letto. Tutta l’infanzia. Un anno varicella, un altro scarlattina; ebbi persino la rosolia.
Mai un Carnevale, mai una festa. L’anno che m’arrivò l’inizio di TBC – passato in montagna, e con uso di polmonite – impietositi, infine mi fecero confezionare un vestitone da fata. Su misura. Chiusa in casa volteggiavo in rosa e velo, in attesa dell’iniezione quotidiana. Immaginavo di essere una torta fragola e panna.
In quarta elementare, nel 1951, invece, vivevo a Roma. Sarà stato il clima più gentile: niente malattie. I polmoni pompavano alla grande. Io, felice. Mi toccava il mio primo Carnevale. Niente costumi da damina o principessa. Esigevo un completino da capo pellerossa – maschio, mica da squaw. L’ebbi. Cinta di piume e brandendo il mio feroce Tomahawk passeggiai con mia mamma per via Veneto, allora una strada piacevole, quieta. Altri bambini e bambine scorrevano ai miei lati. Ci ammirammo a vicenda.
Due ore di felicità innocente, per Adriana e il suo Todiglio.

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GIOVANNA NUVOLETTI
GIOVANNA NUVOLETTI

Sono nata nel 1942, a Milano. In gioventù ho fatto foto per il Mondo e L’Espresso, che allora erano grandi, in bianco e nero, e attenti alla qualità delle immagini che pubblicavano. Facevo reportage, cercavo immagini serie, impegnate. Mi piaceva, ma i miei tre figli erano piccoli e potevo lavorare poco. Imparavo. Più avanti, quando i ragazzi sono stati più grandi, ho fotografato per vivere. Non ero felice di lavorare in pubblicità e beauty, dove producevo immagini commerciali, senza creatività; ma me la sono cavata. Ogni tanto, per me stessa e pochi clienti speciali, scattavo qualche foto che valeva la pena. Alla fine degli anni ’80 ho cambiato mestiere e sono diventata giornalista. Scrivevo di costume, società e divulgazione scientifica, per diversi periodici. Mi divertivo, mi impegnavo e guadagnavo bene. Ho anche fondato con soci un posto dove si faceva cultura, si beveva bene e si mangiava semplice: il circolo Pietrasanta, a Milano. Poi, credo fosse il 1999, mi è venuta una “piccolissima invalidità” di cui non ho voglia di parlare. Sono rimasta chiusa in casa per quattro/cinque anni, leggendo due libri al giorno. Nel 2005, mi sono ributtata nella vita come potevo: ho trovato un genio adorabile che mi ha insegnato a usare internet. Due giovani amici mi hanno costretta a iscrivermi a FB. Ho pubblicato due romanzi con Fazi, "Dove i gamberi d’acqua dolce non nuotano più" nel 2007 e "L’era del cinghiale rosso" nel 2008, e un ebook con RCS, "Piccolo Manuale di Misoginia" nel 2014. Nel 2011 ho fondato la Rivista che state leggendo, dove dirigo la parte artistico letteraria e dove, finalmente, unisco scrittura e fotografia, nel modo che piace a me.

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