Pensavo, stamattina
un piccolo pensiero
pensavo alla mia vita
nel tempo suo più largo
in grande parte già tessuta
a come non tutto
ma molto di sicuro
sia rimasto in essa inesplorato
poco capito
quale sia stato il senso
di questa minima vicenda
straordinaria di formica
cos’ho fatto
come ho vissuto in questo continente
di vite e morti smisurate
avrei potuto forse fare altro
amare, odiare
inscenare un mito
farmi eroe o contrabbandiere
dare a qualcosa un nome
far nascere un bambino
ma poi mi sono arreso
sentivo un pigolìo azzurrino
un formicolìo alle mani
sentivo e sento
è stato questo il tempo
la disperata commozione che ho sempre avuto dentro
è stata la mia strada un ponte
l’amore tuo tardivo
qualche inimmaginabile sorriso
e questo impreciso orizzonte che ho davanti
destino e sera di tutti i giorni che sono stati necessari
sonno e incerta veglia di una monotona domanda
pochi sostantivi di pratica comune
notte e luce, quasi nient’altro
tra il quale, forse, azzardo
un’indicibile speranza.


Mi piace molto.
Poesia molto bella. Una riflessione su di sé e sulla propria vita, con accenni critici ma piena di comprensione e di speranza. Del resto ´volersi bene’, essere indulgenti, perdonare e perdonarsi è indispensabile per stare in pace con sé e con gli altri.
La consapevolezza che molto della nostra intimità e del nostro modo di stare al mondo siano ancora inesplorati e ignoti anche a noi stessi è uno sprone alla ricerca continua per conoscersi e per conoscere.
Una poesia che ha il dono di consolare.
Grazie.