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Renzi dove vai? Che fare?

GIOVANNA NUVOLETTI
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Le immagini sono del'Autrice

E il futuro, dov’è?
Caro Renzi, ero tra la folla alla presentazione del tuo nuovo libro. E’ stata una esperienza vivace e interessante.
S’è parlato del passato, del golpe ignobile (vedi Consip) che hai subito, delle calunnie di cui sei stato coperto. Forse, diciamo così, anche del fatto che, forse, hai sottovalutato la potenza delle moderne fake news sulle menti di milioni di persone nuove al web e alla sua capacità manipolatoria. S’è parlato del tuo governo, che era il migliore per l’Italia da decenni e decenni. Delle riforme più che giuste che hai realizzato, o almeno hai tentato di realizzare. Ma era il passato.
S’è parlato del presente, dell’attuale governo aldilà di ogni incubo, impegnato nella distruzione non solo dell’economia, ma anche della civiltà del nostro paese. Di qualunque valore, di ogni conquista.
Ma del futuro non hai detto nulla. Cosa ci aspetta? Cosa ne sarà dei democratici e riformisti, della sinistra liberale che guarda a te? Come faremo a salvare la nostra patria dall’innescare una catastrofe che potrebbe coinvolgere tutta l’Europa e la civiltà occidentale nel suo insieme? Quali sono i nostri compiti, qui e adesso, per un domani che non sia un incubo. Quali le parole d’ordine?

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Sì, hai efficacemente battibeccato con Annunziata, che è quasi più narcisista e egocentrica di te, hai scattato selfie sotto il palco con gli ammiratori. Ci hai fatto ridere e piangere con la tua oratoria. Ma la politica dove l’hai lasciata?
Noi non ci stiamo a morire nazigrillini, né fascioleghisti – e nemmeno sotto la ferula komunista della Ditta rediviva. Allora, diccelo: Che fare?

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GIOVANNA NUVOLETTI
GIOVANNA NUVOLETTI

Sono nata nel 1942, a Milano. In gioventù ho fatto foto per il Mondo e L’Espresso, che allora erano grandi, in bianco e nero, e attenti alla qualità delle immagini che pubblicavano. Facevo reportage, cercavo immagini serie, impegnate. Mi piaceva, ma i miei tre figli erano piccoli e potevo lavorare poco. Imparavo. Più avanti, quando i ragazzi sono stati più grandi, ho fotografato per vivere. Non ero felice di lavorare in pubblicità e beauty, dove producevo immagini commerciali, senza creatività; ma me la sono cavata. Ogni tanto, per me stessa e pochi clienti speciali, scattavo qualche foto che valeva la pena. Alla fine degli anni ’80 ho cambiato mestiere e sono diventata giornalista. Scrivevo di costume, società e divulgazione scientifica, per diversi periodici. Mi divertivo, mi impegnavo e guadagnavo bene. Ho anche fondato con soci un posto dove si faceva cultura, si beveva bene e si mangiava semplice: il circolo Pietrasanta, a Milano. Poi, credo fosse il 1999, mi è venuta una “piccolissima invalidità” di cui non ho voglia di parlare. Sono rimasta chiusa in casa per quattro/cinque anni, leggendo due libri al giorno. Nel 2005, mi sono ributtata nella vita come potevo: ho trovato un genio adorabile che mi ha insegnato a usare internet. Due giovani amici mi hanno costretta a iscrivermi a FB. Ho pubblicato due romanzi con Fazi, "Dove i gamberi d’acqua dolce non nuotano più" nel 2007 e "L’era del cinghiale rosso" nel 2008, e un ebook con RCS, "Piccolo Manuale di Misoginia" nel 2014. Nel 2011 ho fondato la Rivista che state leggendo, dove dirigo la parte artistico letteraria e dove, finalmente, unisco scrittura e fotografia, nel modo che piace a me.

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