Romanzo d’appendice – 14

BABY YOU’RE A RICH MAN

Un uomo piuttosto maturo, vestito in modo bizzarro e provvisto di lunga chioma bianca, raccolta a coda di cavallo, si agita su una delle sedie vecchio stile del bar S. Calisto, nel cuore di Trastevere. Rosario Diotallevi, in arte God Jeff, tiene banco al solito bar, coi soliti amici intellettuali o presunti tali. Riconosciamo il regista
Libonatti, momentaneamente privo di occupazione, Saturnia la performer e il critico teatrale Besozzi, detto Piranha, per la spiccata propensione a fare a pezzi autori giovani e meno giovani.
“La mostra di Lucianino era una vera merda”, sta dicendo Libonatti. “Io non sono un critico ma, perdio, roba così brutta non la vedevo da una vita.” Gli altri annuiscono gravemente, a parte Saturnia, assorbita in modo totale dallo smartphone tramite il quale sta chattando febbrilmente con Hermes Cogliani, l’attore.
God Jeff è inquieto, non riesce a imporsi come al solito, nelle discussioni. Si distrae continuamente, sembra inseguire pensieri che all’ultimo momento lo beffano e si volatilizzano con uno sberleffo insolente. Pensieri che hanno un unico epicentro: il successo e il modo di raggiungerlo. Fa un gesto, come per scacciare dei mosconi
immondi che lo perseguitano, e alza meccanicamente lo sguardo verso l’alto.
L’attico è sempre lì, con le finestre sprangate. Sprangate? Sì, tranne una, oggi. Una persona sta rientrando proprio ora in casa, e sul terrazzo sono ricomparse delle piante, che il tizio intravisto ha appena finito di innaffiare.
Jeff conosce quel terrazzo. Roba di tanti anni fa, ma proprio tanti. Lui, scugnizzo diciassettenne di belle speranze, bello come il sole, inurbato nella capitale e pronto a tutto per farsi strada. Lei, non ancora moglie di una leggendaria star, ma artista d’avanguardia già nota per le sue performances stravaganti e oltraggiose. Da allora, sarà stato il 1964, il grande God Jeff non aveva perso l’abitudine di lanciare uno sguardo a quelle finestre, ogni volta che capitava al bar S. Calisto. Sempre inesorabilmente chiuse.
Perche’ ora quella finestra è aperta? Che il vento stia finalmente cambiando? Che sia il segnale tanto atteso? (Continua)

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2 commenti su “Romanzo d’appendice – 14”

  1. Susanna Merloni

    Certo che God Jeff è proprio un bel tipo!
    E quella finestra aperta? Che significa? Che stia per arrivare qualcuno? Sono curiosa…

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