Quello che ancora non sapete su Curzio Spuntarelli, è che la sua bella famiglia, gli anni del suo quieto tran tran domestico sono forse il momento più tranquillo di un’esistenza che ha avuto, in passato, trascorsi ben più problematici.
I fatti sono questi. Verso i ventidue anni Curzio ha un diverbio con un vicino di casa. Normale, non fosse che il vicino, di anni, ne aveva appena quattordici e che il motivo fosse una banale frase di quest’ultimo sull’incapacità di Curzio di andare in bicicletta. E soprattutto che il malcapitato fosse stato costretto a ricorrere a cure mediche per ecchimosi, escoriazioni varie e sospette fratture.
Alcuni anni dopo, l’imprevedibile. Ossessionato da timori e angosce Curzio si era presentato, senza preavviso alcuno, dal vicino, pretendendo di chiedere scusa per il suo comportamento passato. Di passarci sopra un bel colpo di spugna e amici come prima. Quello, tra l’incredulo e l’incazzato, non l’aveva presa benissimo e, pur accettando a denti stretti le scuse, aveva commesso l’errore di chiedere a Curzio se nel frattempo avesse imparato ad andare in bici.
Stavolta la prognosi del povero vicino era stata assai più lunga. La patologia di Curzio si andava delineando come una sindrome bella e buona, con contorni precisi: scarsa tolleranza verso qualunque forma di mancanza di rispetto che, a suo insindacabile giudizio, lo riguardasse.
I risvolti giudiziari, tenuti il più possibile pietosamente nascosti dalla famiglia Spuntarelli, erano sfociati in una condanna per lesioni, con l’aggravante dei futili motivi. Carcere evitato di un soffio per la generosità della corte, ma fedina penale intaccata per sempre.
Ne seguì un periodo duro, di depressione grave, durante la quale Curzio finì per rifugiarsi in una passione quasi morbosa per il mondo dell’informatica. Chiuso nella sua stanza, passava giornate intere faccia a faccia con lo schermo acceso del pc, evitando come la peste i rapporti umani ma diventando un vero mostro di abilità: entrare e uscire nei siti più protetti e impervi era diventato per lui un giochetto.
Nessuno, in futuro, avrebbe mai saputo nulla di questo segreto. Nemmeno quando le cose sembrarono a tutti, familiari e medici, drasticamente migliorate e per Curzio Spuntarelli si ricominciò a prospettare l’ipotesi di una vita normale. (Continua)
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Sei sicuro che è lo stesso romanzo d’appendice…?sono un po’ disorientata
Abbi fede
Curzio hikikomori!
Ma voglioso di riscatto