Romanzo d’appendice – 19

HELTER SKELTER

Zippo non poteva mollare di punto in bianco Curzio. Aveva il netto sentore che quest’ultimo, anche se non lo dava a vedere, si fosse incazzato non poco a causa del suo nuovo impegno. Così, ultimamente se lo era portato dietro nei suoi giri mondani, cosa mai fatta in precedenza perché, a conti fatti, se ne vergognava un po’. E aveva ragione. Quella volta da Consolini per esempio, il ristobar dei fighetti famosi o semifamosi, fu decisiva. La faccia spaesata, tremendamente naive di Curzio, al cospetto di un Ermes Cogliani appena divenuto titolare di un piccolo ruolo fisso nella fiction “ Una suora a Testaccio”, parlava da sola. Stupore autentico. Non parliamo poi di quando, ondeggiando su tacchi stratosferici e in zerogonna viola si era presentata Fair, la quindicenne protagonista del reality “Bambine cattive” in onda su Canale 12, in compagnia del pingue produttore Pistolesi, tre volte la sua età a essere buoni, e dell’onnipresente pittore Lucianino, talento scarso ma grinta da vendere. Curzio strabuzzava gli occhi, sentendosi immeritatamente in paradiso.

“E chi sei, tu?” gli aveva chiesto Cogliani con l’aria di uno che ha appena pestato una merda. Zippo non aveva nemmeno dato il tempo a Curzio di rispondere. “E’ un mio amico, uno che conosco da parecchi anni ma non è dell’ambiente. E’ uno che lavora.” Risatina generale di circostanza che provoca nel lavoratore una subitanea inversione di tendenza nell’umore.  “Certo che siete proprio stronzi” interviene Fair. “Pensa se non ci fossero quelli come lui, a tirare la carretta. Col cazzo che staremmo qui a farci l’aperitivo.” Curzio non perde l’occasione.

“ Sì, infatti.”

“Come sarebbe?” salta su Hermes Cogliani con la sua voce stridula, problema che in tanti anni non aveva ancora risolto.

“No, no, niente. Scherzano, a Curzio, stanno a scherzà, non lo capisci?” tenta disperatamente di minimizzare Zippo, aggiungendo però, rivolto all’amico, un “Aho, sei proprio de coccio”

Ma Curzio si era già alzato e, dopo aver tirato tre monete da due euro sul tavolino, si era incamminato verso via del Seminario, incazzato nero e senza la più pallida idea di dove si stesse dirigendo. Questo e’ proprio impresentabile, aveva pensato Zippo. E da allora lo aveva escluso da situazioni analoghe, in modo totale. Pochi giorni dopo, implacabile, l’accordo di “A hard day’s night” interrompeva un momento di profonda concentrazione creativa.

“Curzio perdonami ma sto proprio impicciato e…”

“Zippo.”

“Eh.”

“Vaffanculo.”

“Perché? Che è?”

“Quant’è che ce conosciamo io e te?”

“Ma, boh, vent’anni?”

“Trenta”

“Ecco, infatti”

“ Zippo.”

“Eh.”

Sarebbe lungo e penoso raccontare, spiegare, analizzare il susseguente fiume di insulti telefonici, forse superiore al record stabilito nel corso del confronto televisivo tra Massimiliano Sbrodoli e l’ufologo Franz Perotti in un’infuocata puntata di “Sommessamente”, il programma cult condotto da Orsetta Veladò. Zippo ascoltò pazientemente. Poi, approfittando di una pausa da crisi respiratoria, pronunciò la sentenza.

“ Hai finito?”

Silenzio.

“Sicuro che hai finito?”

Silenzio.

“Allora ascoltami bene: non azzardarti a chiamarmi MAI PIU’ nella vita. Perchè? Perché mi hai rotto il cazzo. E mi rendo conto solo ora di una cosa molto importante: sei solo un povero stronzo. Anzi no. Sei il campione degli stronzi. Fine dei giochi  (Continua)

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