DO YOU WANT TO KNOW A SECRET?
“May I come in?”
Una figura snella entra spedita nel grande loft bianco dopo aver appena accennato a bussare, più per un’abitudine anglosassone che per necessità. Si dirige con passi leggeri verso il finestrone che, sul fondo del grande salone, mostra una porzione del rettangolo verde di Central Park, palpitante di vita ma lontanissimo, avulso dalla
realtà. Davanti ai vetri, immobile e rivolta verso l’esterno, una piccola sagoma interamente nera, dai lunghi capelli crespi alla vestaglia di seta che lascia scoperti solo due piccolissimi piedi nudi.
“Hi Susan, ti aspettavo”
La ragazza avrà poco meno di quarant’anni, una gran chioma di capelli rossi, piccoli occhiali rettangolari con la montatura fucsia e la bellezza delle persone sveglie ma sensibili.
“Have a sit, Susan. Come va la tua chiacchierata con l’italiano beatlemaniac? Simpatico, a cute guy. Fammi intervenire più spesso, questo tipo mi piace, a volte addirittura mi sorprende. Sinceramente non pensavo che conoscesse la storia dell’Indica Gallery. La prossima volta gli racconto qualcosa che lo farà stramazzare a
terra dallo stupore. Ricordati che voglio conoscerlo, a Roma. Mandagli l’invito, che se lo merita.”
“Già fatto, auntie. Guarda che siamo quasi in marzo, laggiù stanno organizzando tutto per maggio. When Rome is brilliant, really. Livia è una gran persona, o almeno mi sembra”.
“Ci puoi giurare, niece. Ci sono cose che anche tu non sai, honey, e che per la verità nemmeno io sono sicura di ricordarmi bene. Parlo di Roma, cose avvenute in epoca preraffaellita, something like that. Prima di partire te lo racconto. Promised”.
“Chi non muore si rivede”.
Al bar S. Calisto è Alvaro Libonatti a rompere il ghiaccio, sempre fedele al principio secondo cui chi l’ha fatta è il primo ad avvertirne il sentore.
God Jeff è carico a pallettoni. “Ragazzi, avete fatto tredici e non sto scherzando. Non vi posso anticipare niente, ma ho delle informazioni. Grosse. E tutti noi, qui, avremo il nostro bel tornaconto. Ma per ora, sto muto come un totano. Vi ho mai deluso? dico, vi ho mai deluso?”
Mormorio poco convinto.
“ Vabbè, come non detto. Se vedemo.”
Piccolo coro di “No, dai”, “Ammazza come sei acido”, “e nun fa’ lo stronzo”.
Figuratevi se quel vecchio marpione di God Jeff si lascia impressionare da quattro perdigiorno. Li ha sempre avuti in pugno e continuerà ad averceli finché campa, com’è vero iddio. Il bastone e la carota, sempre. D’altronde il mondo è così, c’è chi comanda e chi sta sotto, mica è colpa sua.
“Fidatevi, cazzo. La pentola sta bollendo e manco poco. Lo vedrete, se God Jeff c’ha la vista lunga oppure no. Se si ricorda degli amici oppure no. Occhei?”
Silenzio generale.
Curzio ha assistito alla scena da clandestino, formulando pensieri che possono essere riassunti in un “Ma anvedi
questi, aho’”
E’ l’ora in cui tutti, più o meno, cominciano a considerare l’ipotesi di alzare i tacchi e mettersi sulla via di casa, con l’eccezione di Fair che, smaltita la sbornia triste, sta smessaggiando come una pazza per trovare qualcuno che la porti in discoteca, visto che quel bastardo di Hermes Cogliani si è reso irreperibile.
Ed è l’ora in cui, puntuale come una cartella Equitalia, appare all’orizzonte Edgardo Besozzi, detto il piranha. Coetaneo di Jeff, ne ha passate con lui di tutti i colori, prima di abbracciare la carriera di critico d’arte. Attraverso la quale, potendo contare su una prosa discretamente sciolta e su un cinismo sconfinante nella cattiveria pura, si è costruito una fama sinistra e una piccola ma solida fetta di potere.
Per questo Jeff aspetta sempre il suo arrivo se ha qualche rospo da sputare. Per questo è a lui che, dispersa ormai la masnada, sussurra ciò che aveva giurato e spergiurato di non rivelare a nessuno. Cioè che Yoko Ono sarà a Roma tra un paio di mesi e che, per l’occasione, c’è chi sta preparando un’accoglienza adeguata, una catena di eventi che si preannunciano memorabili. Sa che con lui può confidarsi, che come sempre sarà al suo fianco per trarre il massimo vantaggio da ogni situazione.
Non sa invece che sta commettendo un gravissimo errore. Quello di non aver prestato la minima attenzione all’incolore figura, ormai solitaria, semiaccasciata su una sedia di alluminio nella notte romana. Curzio, totalmente ignorato dai due, non ha perso una sillaba del dialogo e la sua mente sconvolta è già freneticamente al lavoro. (Continua)
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Curzio, zitto zitto, sta meditando qualcosa…
Meditando? Tramando, direi.
👍