Romanzo d’appendice – 28

I WANT YOU

Gualtiero fatica a riprendersi dalla sorpresa di vedere Maricla a casa della Bionda. I sogni devono restare sogni, la fantasia è indispensabile all’uomo più dell’acqua da bere, più del cibo, forse più dell’amore stesso. La Bionda doveva restare un ectoplasma, un’idea platonica, non può improvvisamente diventare una donna in tette e ossa, che magari fuma e ti fa pure l’occhiolino quando la incontri.
Le donne, per Gualtiero, devono esser fatte della materia dei sogni, apparire la notte e fare compagnia ai pensieri senza esistere sul serio, nella realtà squallida di tutti i giorni.
Sul terrazzo intanto, Maricla si muove con la consueta disinvoltura. Conosce il suo mestiere, sa che una delle qualità principali delle pierre di livello è la discrezione. Un sorriso per tutti, complimenti sempre azzeccati, ognuno deve ricevere la sensazione di essere importante. Mai indispensabile, però. La presenza della perfetta pierre è lieve ma incisiva, un po’ come dovrebbe sempre essere l’arbitro nelle partite di calcio. E Maricla ci sa fare, è un arbitro tra i migliori, sulla piazza romana.
“Vabbè, ma domani dove scappa? Mi deve dire tutto: padrone di casa, chi c’era, chi non c’era, che cazzo festeggiavano…
“Senti, Zippo. D’ora in poi lavoriamo solo insieme. Mi aiuterà anche a non spiccare voli pindarici al computer con quella Susan, sempre che il nome sia quello vero.
“Ecco, sì. Sai che c’è, Gualtiero? Delle volte mi fermo a pensare. A questa storia, questa del film che ancora non sappiamo come deve finire e tutto quanto. E poi penso a tutti sti mezzi matti che conosciamo, che se ci pensi c’hanno un’età. La nostra, Gualtiè. Chi più chi meno. Ma non è che siamo un po’ ridicoli? Ancora appresso ai Beatles, roba di cinquant’anni fa, amico mio, te rendi conto? I dopocena, le feste, le cazzate, io che giro ancora in motorino, te che manca poco e perdi la brocca per una mai vista e conosciuta…o no? Ieri, per dire, mi è capitata in mano una foto di mio fratello, quello grande. Una foto del ’67 credo. C’aveva meno de trent’anni e pareva mi nonno. Camicia bianca, giacca e cravatta, e guarda che stava al mare, d’estate. Occhiali alla Clark Kent e un’espressione, un’espressione, Gualtiero mio, che vorrei la vedessi. Adulta, ecco. Ecco, mo’ dirai che siamo meglio noi, gli eterni bambini. Boh vabbè scusa, me so’ incartato da solo.”
Gualtiero ha ascoltato in silenzio lo sfogo di Zippo. Se ne sta meditabondo per qualche secondo, poi riprende la parola.
“Lo vuoi un altro caffè?”
“E fammi sto caffè.”
“Il padrone di casa è una padrona. È bionda. È bellissima. Non la conosco ma mi piacerebbe molto. Al lavoro, adesso.” (Continua)

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