Romanzo d’appendice – 29

FROM ME TO YOU

Fa ancora freddo, a New York. Due donne intirizzite rientrano a piccoli passi verso il tenebroso Dakota Residence, desiderose di un te’ caldo davanti al camino.
“ Ho sentito Livia, stamattina. Great expectation for you, in Rome. Anche una certa Maricla si da’ parecchio da fare: locations splendide, credo che ci divertiremo molto.”
“Dopo il lavoro, cara.”
“Certamente”.
“Hai più sentito il beatlemaniac? E’ un po’ che non mi parli di lui. Sei gelosa per caso?”
Susan sorride.
“Gelosa io? Sai che facciamo adesso? Entri in scena tu in persona.”
“Non vedo l’ora, honey.”
Yoko brandisce il mouse come una spada, è già in collegamento.

Y.: Hello, Gualtiero. What’s happening in Italy?”
La notifica esplode come una bomba sul monitor del tandem creativo romano, cogliendo Zippo e Gualtiero nel corso di un’ accesa discussione su come doveva presentarsi vestito William Campbell (il sosia di Paul Mc Cartney) nel suo trionfale ingresso in scena.
“ E’ lei. E’ leiiiii!!!”
Gualtiero si precipita sulla pagina Facebook tenuta prudentemente aperta h24. Anche Zippo è scosso, curioso come un cercopiteco della Tanzania. Gualtiero attiva la traduzione automatica:
G.: Ehi, Susan, non so se ti ho detto che sto lavorando, con un mio amico, al soggetto di un film, che parla indovina di cosa? Dei Beatles.
Yoko non si lascia scappare l’occasione.
Y.: Davvero? Figo! Pensi di aver bisogno di aiuto?
Zippo sussurra “Stai coperto, Gualtié. Fagli capire che ha a che fare con due professionisti, mica pizza e fichi, mi raccomando”
G.: Oh, non ti preoccupare, Susan. Grazie, ma siamo professionisti…
Y.: Bene! Non vedo l’ora di vederlo al cinema! Scommetto che ne parlate, dell’isola greca, vero?
I due amici si scambiano un’interminabile occhiata. Gualtiero prende tempo:
G.: Oh, no. La trama del nostro film è diversa, tra fantasia e realtà. Non si parla di isole greche…”
Y.: Ma io parlavo di Leslo, certamente conosci la storia.
La chat ha preso una brutta piega, una sottile inquietudine serpeggia soprattutto in Gualtiero, che ci sta mettendo la faccia. Ma la perfida nipponica non molla l’osso. Si sta divertendo come non le accadeva da un pezzo.
G.: Certo, certo. Ma vedi, come ho detto, l’atmosfera della nostra opera e più… surreale. Probabilmente il titolo sarà “Nothing is real”.
Y.: Oh, affascinante, davvero. Peccato però, perché sono io la persona che in quell’estate del ’67, convinse John a lasciar perdere l’idea di comprare l’ isola di Leslo, in Grecia. Nel film ci poteva stare…

A Roma regna un silenzio fatto di stupore incredulo, prossimo al panico.
“ A Gualtié, parliamoci chiaro: tu lo sapevi de sta isola greca? Questa ci irride, ci beffeggia, ci canzona. Ce pija per culo. O no? Oddio, magari invece….”
Zippo non osa andare oltre.
“No. Mai sentita nominare, l’isola. Vabbè, diciamolo: o siamo due coglioni certificati, due burattini coi fili, o stiamo parlando con LEI. Te l’avevo detto, no? Io però sono sincero, non ci credo. Prima mi ero anche illuso, adesso più la sento e meno mi fido. Non lo so, c’è qualcosa che non mi quadra, anche sta isola mai sentita… poi controlliamo. Anzi, controlla tu col cellulare, va’.”
“ Vado. Com’è il nome? Lesbo?”
“Macchè Lesbo, Leslo. Cerca Beatles-Leslo-Grecia su Google, daje.”
“Gualtiero.”
“Eh?”
“C’è.”
“Cosa? Cosaaaa?
“Tutto. Guarda qua: Nel ’67 volevano comprare un’isola in Grecia. Che si chiamava Leslo.”
Gualtiero cerca di recuperare un briciolo del suo proverbiale aplomb.
“Non può essere. Adesso la frego io, Voglio vedere, voglio”

G.: Già, già, Susan. O dovrei chiamarti “Yoko” ahahahahah?
Y.: Certo che puoi, Gualtiero. E’ il mio nome. E aggiungo una cosa importante. Un segreto. Shhhh! Ci incontreremo presto, noi due.
“ Ma anvedi questa. Gualtié. Stiamo a fa’ i pupazzi. Basta, basta. Tronca.”
“Oddio, mica lo so. Lasciamola parlare ancora un minuto.”

G.: Beh… Yoko…sono scioccato. Non posso crederci. E come ci vedremo? Tu vivi ancora a NY, no?
Y.: Certo! Ma sarò a Roma a maggio, per una grande mostra. E’ questo il segreto! Shhhh! Ciao ciao!

Mentre a Roma regna una disorientata incertezza, a New York l’atmosfera è
caratterizzata da un’allegria che da tempo non illuminava l’algido loft panoramico affacciato su Central Park. (Continua)

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