WITHIN YOU, WITHOUT YOU
M’ha fregato. M’ha fregato un’altra volta.
Sono tre quarti d’ora che Curzio è immobile come un fermo immagine, seduto sulla poltroncina dell’ufficio che condivide con altri due colleghi, nell’autosalone Opel dove lavora. Ha un cliente davanti e la cornetta del telefono ancora in mano. I colleghi sono sempre più perplessi, indecisi se rivolgergli la parola o no, notando il colorito paonazzo sempre più scuro che sta assumendo. Alla fine optano per lasciar perdere, memori di spiacevoli episodi del passato. Con quello che, tra loro, chiamano “lo schizzato” non si sa mai come va a finire.
“Io la possibilità gliel’ho data. Lui niente, stronzo fino all’ultimo. Ora la palla ce l’ho io, ma come la gioco? Lo sputtano. Lo smerdo davanti a tutti. Mica lo sa che Spuntarelli Curzio e i computer so’ amici intimi. I computer, loro, non tradiscono. Mai. E Spuntarelli Curzio li conosce come pochi. Spuntarelli Curzio entra dove gli pare, si fa i cazzi di tutti, se vuole. Le idee vanno eseguite subito, il proposito anticipi sempre l’azione immediata, fulminea”.
Lo diceva nonno Oreste Spuntarelli, vecchio trombone fascista e punto di riferimento supremo, per il nostro schizzato. Arrivato come un ciclone a casa, incurante della sbigottita signora Armida, si tappa nel suo bugigattolo di quattro metri quadrati, rifugio dei giorni in cui soffia un vento strano, sinistro, foriero di sconvolgimenti.
“Perché non c’ho pensato prima? Vediamo questi due stronzi che si dicono. Giuro che se solo il mio nome viene pronunciato li aspetto sotto casa. Come si chiama quell’altro? Gualtiero, cazzo de nome. Uuuu quanto si parlano, e che si sono fidanzati? Vediamo, vediamo.”
Dopo un’oretta appena Curzio, hacker all’amatriciana ma di tutto rispetto, sa tutto di una certa Susan, di New York, e di una presunta Yoko Ono che sarebbe talmente rincoglionita da perdere tempo con due cazzoni che si danno arie di registi.
“Però però però. La strega viene davvero, a Roma. Coincidenze? Non credo proprio. Allora mo’ ci pensa Curzio, ci pensa. Se ne pentiranno ma de brutto, i registi de stocazzo. E già ce l’ ho, una mezza idea.”
Scherzando e ridendo, Roma si è scrollata l’inverno dalle spalle. Le giornate della seconda metà di marzo sono fredde come l’acciaio, però si capisce che il letargo casalingo, così poco consono a questa città sempre propensa a sciamare in strada, è ormai un ricordo.
La chat sul filo bollente di New York si è alquanto inaridita, per non dire che l’ambigua Susan tace ormai da un paio di settimane.
Passano appena un paio di giorni e, come evocata da un passato che sembrava ormai scolorirsi, una lucetta rossa si accende sul pc dove il team sta lavorando di cesello alla stesura finale del soggetto.
I due si guardano per qualche secondo, perplessi.
Susan: Ci siete ragazzi?
Gualtiero: Ehilà, Susan. Che fine avevi fatto? Noi abbiamo praticamente finito il lavoro…
S.: Complimenti! Ma ho una notizia cattiva e una buona, sapete?
G.: Sono, anzi siamo, tutt’orecchie.
S.: Mrs. Yoko ha una bruttissima bronchite e non ce la farà ad essere a Roma. Ma non lo
dite a nessuno, almeno fino a domani quando uscirà la notizia. Shhh!!!
“Lo sapevo che era una sòla, Gualtiè. C’ha presi p’er culo.”
G.: Accidenti. Speriamo che la notizia buona ci tiri un po’ su…
S.: La notizia buona è che io verrò. E non da sola… Ci sarà una grande festa e ho già pronti gli inviti per voi. E mi raccomando, portate una copia del vostro lavoro! Ora devo scappare, ciaociao. (Continua)
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