Romanzo d’appendice – 32

ALL YOU NEED IS LOVE

Alla Gustafsson Communications regna lo sconforto.
Susan Radcliffe ha inviato una mail che preannuncia novità tutt’altro che buone, di cui però vuole parlare solo al telefono, perché ha avuto la netta sensazione che qualcuno sia riuscito a intercettare i suoi colloqui telematici con Livia e Maricla.
L’incertezza è grande, tra le due che in questa operazione hanno profuso notevoli quantità di energie e dalla quale si aspettano risultati importanti. Neanche il tempo di fare congetture, e il telefono squilla. La voce di Susan, da New York, è chiara e senza disturbi, e il tono è di quelli delle grandi occasioni.
“ Ragazze, eccomi qui. La brutta notizia ve la dico subito, ed è che purtroppo Yoko sta male. Ha una bronchite seria, con febbrone e tutto, il medico le ha raccomandato di non muoversi da casa per un mese almeno. Novant’anni anni non sono uno scherzo… ma c’è anche la notizia buona. Susan Radcliffe non è l’ultima arrivata, no? E allora, ad inaugurare la mostra e tutto il resto ci saranno tre personaggi che spaccano. Ve lo do per sicuro, eh, ho telefonato perché internet non è un posto sicuro. Siete pronte?”
“Parla!”
“Insomma, da New York arriverà un superpacco, formato da Sean Lennon e Kyoko Chan Cox, la figlia perduta e ritrovata di Yoko. Che ne dite?”
“Che sei superlativa, Susan. Ma scusa, non avevi parlato di “tre personaggi”?
“Ah, già, che sbadata. Dimenticavo di dirvi che ci sarà anche una grande amica di Yoko. Si chiama Stefani Joanne Angelina Germanotta.”
“………”
“Lady Gaga. You know? “
“ Susan, we loooove youuuuuu!!! Quando ci dai l’ok per diffondere comunicati stampa e pubblicità? La mostra di Yoko è già in allestimento e noi siamo pronte a partire con la campagna, anche subito!”
“Entro un paio di giorni. A presto, girls!”
Il trillo del campanello, poche ore dopo la telefonata che ha rivoluzionato l’attività della Gustafsson Communications, conferma che ci sono giornate diverse dalle altre, dove tutto può succedere e succede davvero.
Sulla porta si staglia la figura massiccia di God Jeff.
Il vecchio artista ha sul volto un’espressione cui non è abituato da anni, sensibilmente più addolcita rispetto al cipiglio sussiegoso che ha indossato, come una divisa, per tanto tempo. Almeno in pubblico.
“Livia…”
“Ehi, sei tornato? Qua siamo nel casino più nero, non puoi capire…”
God Jeff non risponde. Porge a Livia un pacchetto molto ben confezionato, che stringeva in una mano nascosta dietro la schiena.
Livia è sorpresa, scarta immediatamente il pacchetto, su cui ha riconosciuto il logo di una delle più prestigiose gioiellerie di Roma. Pochi secondi dopo è già allo specchio, allacciando dietro il bel collo affusolato il fermaglio di un meraviglioso collier di perle, culminante in un pendaglio d’oro bianco raffigurante un volto femminile diafano e stilizzato.
“Non so che dire. E’ meraviglioso, e soprattutto inaspettato. Stento ancora a crederlo…”
“Capisco benissimo, Livia. E’ che ho pensato che… prima o poi avrei dovuto pagare una minima parte del debito che ho da sempre con te. Con la donna stupenda che ho adesso davanti a me. Con mia figlia, ecco. Solo adesso ho trovato il coraggio di pronunciare la parola che girava, girava nella mia mente da cinquant’anni. Che imbecille, che vigliacco sono stato”
Livia abbassa gli occhi e subito dopo alza il volto verso il soffitto, nel tentativo di dominare l’emozione senza precedenti che la sta sopraffacendo. Finalmente cede e abbraccia, prima un po’ timidamente e poi con sempre maggior trasporto, abbandonando ogni remora emotiva quest’uomo, a suo modo unico, almeno per lei.
E’ commossa come forse non era mai stata in vita sua, frastornata dagli eventi di quel giorno memorabile. Quando l’abbraccio si scioglie tutto è cambiato, le due persone che ora si guardano sono diverse da quello che erano pochi minuti prima.
Livia, recuperato un minimo di self control, decide d’istinto di contribuire da par suo a quel momento straordinario. E riferisce, senza reticenza alcuna, a suo padre le convulse notizie della mattinata appena trascorsa, sapendo quanto siano importanti per lui. Niente Yoko a Roma, ma la mostra si fa, eccome. E gli ospiti che presenzieranno alle inaugurazioni non faranno certo perdere un grammo di prestigio alle manifestazioni, anzi.
Il vecchio leone resta per un attimo basito. Per recuperare subito dopo la leggendaria presenza di spirito che lo contraddistingue. Ma certo, chissenefrega di Yoko Ono, alla fine. La platea che assisterà alla sua performance e che avrà modo di conoscere di persona è un vero parterre de roi e lui, potete giurarci farà la sua parte.
Oh, se la farà. (Continua)

Per leggere la puntata precedente clicca qui
Per risalire alla prima puntata clicca qui

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto