Romanzo d’appendice – 34

LIVE AND LET DIE

La signora Armida Benassi in Spuntarelli è disperata. In casa non si vive più, da quando è scoppiata la questione del film da cui Curzio, marito di già difficile sopportazione in condizioni normali, è stato escluso con ignominia. Giornate bislacche, orari che saltano in continuazione, la vita familiare è attraversata ormai da mesi da un’onda di follia febbrile.
Curzio, nel tempo libero, è barricato fisso nello studiolo. Ora è dentro da un paio di giorni filati, avendo saltato addirittura un pranzo domenicale che prevedeva il re dei piatti, il leggendario timballo umido di moscardini in crosta (ovviamente servito con l’apposita salsa di piccoli ribes del Sao Tomè macerati in brodo di arzilla, accompagnato dal complementare sauté di telline gialle di Favignana).
Un piatto la cui preparazione aveva richiesto non meno di quattro giorni di lavoro continuato, e che lasciava presagire indifferibili interventi di ristrutturazione in una cucina provata dallo spignattamento largamente fuori misura. Ma la situazione disperata lo richiede, si era detta la brava signora.
Ciononostante il 9 aprile, cioè esattamente 24 ore prima della festa di inaugurazione della mostra, fissata per sabato 10 a Villa Madama, una figura dall’aspetto trasandato e l’aria sfibrata, sì, ma con un lampo di fredda determinazione negli occhi, esce finalmente dal casalingo bugigattolo. Curzio percorre muto il corridoio di casa in direzione del bagno, da dove esce perfettamente pettinato e rasato. Smessi i cenci stazzonati e indossato un paio di impeccabili jeans neri sormontati dal giaccone di cuoio marron preso al mercato di Brick Lane nel 2005 (450 sterline), imbocca, sempre nel più assoluto silenzio la porta di casa, con un borsone a tracolla. Nessuno ha osato rivolgergli la parola. La signora Armida trattiene a stento le lacrime, i figli sono per la verità assorti nel consueto lavorio di messaggi smartphone.
Il piano è stato studiato nei particolari. Si introdurrà, eludendo l’imponente servizio d’ordine, grazie a un pertugio, da lui stesso individuato nella non particolarmente robusta rete di recinzione. Da lì, strisciando nell’erba umida, raggiungerà la postazione accuratamente studiata, dietro un banano attorniato da folti cespugli.
A quel punto ci sarà solo da attendere il momento esatto, stimato intorno alle 00.15. Poi, non resterà che vestirsi di tutto punto, tirare un lungo respiro e penetrare, come in quel famoso film di James Bond, nel sancta sanctorum che lo ha respinto. (Continua)

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