TWIST AND SHOUT
La festa scivolava via a rotta di collo.
Sean Lennon si stava rivelando musicista vero, mentre la diva Gaga sembrava prigioniera del suo personaggio. Personalità e carisma da vendere, ma anche freddo, gelido autocontrollo.
Curzio, irriconoscibile nel suo look da pappone newyorkese in giro per la Harlem anni ottanta, aveva coinvolto Kyoko Ono in un vorticoso rock ‘n roll, suonato in contemporanea da dieci pianisti addobbati come Jerry Lee Lewis ma ancora più gigioni di lui nel compiere sulle tastiere piroette acrobatiche strabilianti.
Solo un gruppetto di cinque persone appariva in dissonanza.
Il primo, Gualtiero, era ben oltre il limite emotivo tollerato dalla sua natura flemmatica: lo smarrimento per la perdita del manoscritto da sottoporre a Susan lo stava mettendo a dura prova. Lei lo esaminava, da sopra gli occhiali in tinta col vestito, quasi fosse in visita a un museo di Storia Naturale mentre Livia, risplendente nel suo abito da sposa originale hippy con coroncina di fiori, sorrideva con l’aria di chi ha capito meglio degli altri la situazione. Zippo, già alticcio, non staccava gli occhi da Maricla, sexy da morire in un miniabito semplicissimo di maglina nera, indossato con stivali fetish sopra il ginocchio.
Dopo un quarto d’ora di complicato dialogo, lo stato delle cose appariva più chiaro, al quintetto. A Zippo tra l’altro, nonostante la lieve alterazione etilica e l’improbabile camuffamento di Curzio, non era sfuggita una certa somiglianza del personaggio tuttora volteggiante al centro dell’immensa sala insieme alla raggiante Kyoko, con qualcuno che gli sembrava di conoscere bene.
Avanzò dunque, disinibito, verso l’occhio del ciclone, scrutando il pappone newyorchese pieno di anelli. Quando fu a non più di un metro di distanza e riconobbe nel fascicolo, infilato per tre quarti nel cinturone di quei tremendi pantaloni a zampa d’elefante rossi, il manoscritto di “Nothing is Real”, non esitò un secondo. Passato il quale, Curzio Spuntarelli giaceva lungo disteso sul parquet intarsiato del salone, abbattuto dal precisissimo destro al mento del suo amico d’infanzia.
L’intervento della security fu veloce e discreto, da impeccabili professionisti. La festa proseguì indisturbata, anzi continuò con rinnovata euforia fino all’alba, senza conseguenze e senza più i divi, prudentemente scomparsi in una nuvola di glamour, a bordo di bianche limousine apparse come per magia davanti alle vetrate d’ingresso.
Nessuno finì in uno squallido commissariato, come sempre succede nelle storie della bella gente. Anche perché Kyoko prese con decisione le difese del nuovo amico romano il quale, scoppiato in un pianto irrefrenabile, ammise tutto implorando pietà prima di stramazzare di nuovo al suolo, sfinito.
Nessuno trovò opportuno sporgere denuncia.
L’appuntamento, tra cinque persone che avevano parecchie cose da dirsi e non avevano potuto farlo, fu fissato per la sera successiva, dopo l’inaugurazione ufficiale della grande mostra al MAXXI.
Zippo e Maricla filarono via insieme intorno alle quattro, in scooter verso un’alba che spuntava dalle parti dei castelli romani, come Harrison Ford e la sua bella replicante nel finale di Blade Runner. (Continua)
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frizzante
Leggermente.