Romanzo d’appendice – 7

A DAY IN THE LIFE

“Vuoi un caffè?”
“No, grazie, magari più tardi.”
Primo giorno di lavoro, primo confronto tangibile tra due caratteri fatti per intendersi, come diceva Mussolini di Italia e Germania, che poi è finita com’è finita, cioè 4 a 3.
C’è un po’ di tensione nell’aria, i due fanno finta di niente ma si annusano, si studiano come due pugili al primo round. E’ Gualtiero quello che ha organizzato l’appuntamento, quello con l’idea in serbo, il colpo di scena che si vuole giocare, sorriso sulle labbra e forte dell’orgoglio di chi ha in mano il pallino del gioco.
Attacca con tono cattedratico: “Sui Beatles sono stati scritti centinaia di libri, girati film e documentari, migliaia di articoli su giornali specializzati e non, le interviste non si contano, insomma il ‘fenomeno Beatles’ è stato talmente analizzato che scrivere qualcosa di nuovo è quasi impossibile. Però…”
“Però?”
Zippo contiene a stento una curiosità genuina, la stessa che troppe volte nella sua vita si è trasformata in delusioni cocenti, e si sta agitando in modo pericoloso. Gualtiero se ne rende conto e non vuole rischiare un inizio col piede sbagliato.
“ Ho pensato… se puntassimo proprio all’impossibile, a qualcosa che non ha più a che fare con la realtà, ad un sogno che ci porti in un luogo dove “nothing is real”, come diceva Lennon, allora sì che potremmo scrivere qualcosa d’interessante!”
“Che hai in mente?”
“Un film. Un soggetto, una sceneggiatura. La storia che ogni fan dei Beatles sta aspettando. Quale potrebbe essere, secondo te, il desiderio di ogni fan dei Beatles?”
Zippo non sa se reagire con ironia o stare al gioco.
“Mah… Facile. Rivederli ancora tutti insieme. Ancora sulla cresta dell’onda a scrivere canzoni, a suonare dal vivo, a insegnare musica a ‘sti quattro pezzenti che girano oggi…”
“Esatto.”
“Quindi li vuoi resuscitare? “
“Mmm… sì, certo, li resuscitiamo, se è necessario. Però… Zippo come ci siamo conosciuti, tu ed io?”
“Alla festa di quel fintone di Jeff.”
“Bene. E per quale motivo abbiamo iniziato a parlare?”
“Perché ti eri incuriosito. La telefonata, l’attentato di Londra.”
“L’attentato, infatti. Londra è stata colpita al cuore, vacilla sotto i colpi del terrorismo. George Martin a questo punto ha l’idea: organizzare il concerto del secolo, una cosa senza precedenti che serva a raccogliere i fondi ma soprattutto per sfoderare la più mirabolante risposta di civiltà che l’Occidente possa concepire. Una specie di Live Aid ma…con i Beatles.”
Zippo non lo vuole ammettere, ma è colpito.
“Non male. Ma scusa, lo sai che esiste un piccolo problema, no? Un problema che escludo ti possa essere sfuggito. Perché loro sarebbero improvvisamente vivi, tutt’e quattro in gran forma e pronti a salire su palco?”
“Perché nothing is real, amico mio”. (Continua)

Per leggere la puntata 6 clicca qui

10 commenti su “Romanzo d’appendice – 7”

  1. Daniela Agostini

    Gualtiero… Gualtiero… ‘Caro nome’ Rigoletto…
    Ci ho pensato molto…il nome Gualtiero mi ricordava qualcosa… musica…musica bella…

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