Scacco strategico

La mattina del 7 aprile ’26, il Presidente degli Stati Uniti, riferendosi al suo ultimatum all’Iran, ha postato il folle messaggio: “Un’intera civiltà morirà stanotte, e non potrà mai più essere ricostruita”. Queste sono parole di sterminio. Settanta deputati del Congresso americano hanno subito chiesto l’applicazione del 25° emendamento della Costituzione, che consente di approvare a maggioranza semplice la rimozione di un presidente. Gli Iraniani hanno schierato dei civili come scudi umani a protezione delle centrali elettriche minacciate. Sono apparsi video di ponti presidiati da donne e bambini.
Lo Stretto di Hormuz non è solo una via di navigazione. Dopo l’attacco USA-Israele, è diventato un ostaggio, il cui valore aumenta in proporzione alla disperazione di Trump. Per un narcisista psicopatico, ogni umiliazione richiede un insulto e una maggiore umiliazione del nemico. È un gioco perfido a chi domina l’altro, gioco di cui le Guardie della Rivoluzione Islamica sono esperte. Ogni concessione o accordo di tregua è percepito da entrambe le parti come segno di debolezza, come una castrazione.
Poi Trump si è visto messo all’angolo (per la quotazione Brent salita a 144 dollari a barile e per le accuse di criminale di guerra) e ha fatto marcia indietro, sospendendo il devastante attacco all’Iran per due settimane di tregua, in cambio della riapertura dello Stretto. L’Iran, pressata dalle nazioni del Medioriente e dalla Cina stessa, ha accettato di rinegoziare le sue richieste. Se gli attacchi cesseranno, per due settimane il passaggio di Hormuz sarà riaperto, ma ogni nave dovrà pagare un pedaggio di due milioni di dollari, da dividersi tra Iran e Oman, che possiede la parte sud dello Stretto. L’Iran userà la sua parte dei proventi per ricostruire le infrastrutture distrutte dagli attacchi, piuttosto che chiedere compensazione diretta. (“New York Times”)
Due milioni di dollari a nave, per attraversare uno stretto che 6 settimane prima era libero. L’Iran manterrebbe quindi il proprio uranio arricchito, il regime islamico più feroce e oppressivo di prima, e il controllo dello Stretto con esosi pedaggi, libero da sanzioni, mentre gli USA hanno perso miliardi in spese militari, hanno avuto morti e feriti ed hanno fatto infuriare gli alleati Nato e i preziosi alleati arabi.
Fra i 10 punti della proposta iraniana c’è anche il ritiro delle truppe americane dalle sue basi in tutto il Medioriente. Se Trump sarà criticato sui media per esser stato sconfitto dagli iraniani, potrebbe far saltare la tregua. Un narcisista non sopporta di essere umiliato. La minaccia di annientare la civiltà persiana e il cessate il fuoco poche ore dopo non sono una strategia. Sono gli impulsi irrazionali della paura d’essere umiliato e il bisogno di essere sempre al centro dell’attenzione.
Qualsiasi accordo con Trump è molto fragile, basti ricordare che ha attaccato l’Iran mentre erano in corso i negoziati. E Israele ha continuato a bombardare l’Iran dopo l’annuncio del cessate il fuoco. Ora si è unito alla tregua con l’Iran, ma non ha accettato quella col Libano. Mentre scrivo (8 aprile, ore 15) l’Iran sta ancora bombardando di missili l’UAE, il Kuwait e il Bahrain, e nello Stretto passano solo le navi che hanno il consenso dell’Iran.
In un’intervista alla CNN dopo l’annuncio della tregua, Fareed Zakaria ha detto: “Questo è il più grande cambiamento strategico, una perdita strategica per Stati Uniti e alleati. Questa guerra ha consegnato all’Iran un’arma molto più utile del nucleare: lo Stretto di Hormuz soffoca le forniture mondiali, sconvolge le economie mondiali. Gli iraniani hanno scoperto di avere quest’arma e ora possono usarla, accenderla o spegnerla, e qualsiasi accordo che la istituzionalizzi significa che gli USA e i paesi arabi del Golfo sono ostaggi della benevolenza iraniana, per poter far uscire le loro navi dallo Stretto. Per dare un senso dell’enorme perdita subita, ricordo che la prima azione militare americana (conflitto navale con la Francia e poi contro i pirati barbareschi) fu nel 1799 per la libertà di navigazione. Da allora gli USA si sono sempre battuti per questo principio. Nel 1979 il Congresso ha approvato il ‘Freedom of Navigation Program’. Ecco cosa devono concedere ora: che l’Iran può strozzare uno dei punti chiave della navigazione mondiale. Ciò contrasta apertamente con la responsabilità storica degli Stati Uniti”.
Per 47 anni l’Iran non ha mai chiuso lo Stretto, ed ora Usa/Israele hanno regalato quest’arma mai usata prima, e il programma nucleare non è nemmeno menzionato nei 10 punti proposti dall’Iran per il Cessate il Fuoco. Con 2 milioni di pedaggio a nave, con 100 navi al giorno che passano lo Stretto, J. P. Morgan ha fatto i conti: 19 miliardi di dollari di entrate supplementari in aggiunta ai 60 miliardi di proventi del petrolio. Dopo l’Arabia Saudita, l’Iran diventerà il paese più ricco del Medioriente. Prima era debole, confinato, il suo programma nucleare in rovina, e Trump gli ha regalato il controllo dello Stretto, enormi flussi di entrate e le scorte nucleari.
Questa madornale sconfitta è stata celebrata da Trump nella notte con un post sulla “Età dell’Oro del Medioriente”, come fosse sua intenzione fin dall’inizio di graziare la nazione che voleva radere al suolo. “Un grande giorno per la Pace! Si faranno grandi soldi”. Ha ragione Richard Gere a commentare: “L’intero pianeta è caduto da un dirupo nella ‘stupid zone’.”

 

4 commenti su “Scacco strategico”

  1. C’è un fattore che si tende, in genere, a non considerare. La “ricchezza” di questi paesi produttori di idrocarburi non è un elemento stabile, illimitato. Si stima che le riserve di petrolio e prodotti similari non vadano oltre i 50 anni, ammettiamo pure 80, ma l’estrazione potrebbe finire molto prima sia a causa dell’aumento vertiginoso del prezzo (in considerazione proprio del diminuire delle disponibilità) che della competizione con tecnologie progressivamente più convenienti e illimitate (ad esempio idrogeno da idrolisi tramite solare termico). La Cina, che non è l’ultima arrivata in fatto di programmazione e previdenza, sta acquistando migliaia di chilometri quadrati di deserto. Cosa vuole farci? È in previsione un incremento di produzione di clessidre? Personalmente, spero che il prezzo del petrolio rimanga altissimo. Accelerando scelte assai più ecologiche e sostanzialmente prive di limiti temporali (il Sole ha una vita stimata di 4 miliardi di anni) che consentano di abbandonare tecnologie che risalgono all’età vittoriana. C’è da chiedersi, piuttosto, in un panorama temporale di non più di 30 anni, come reagiranno i futuri ex Stati produttori di idrocarburi all’improvvisa perdita della gallina dalle uova d’oro. Non è escluso che chi avrà sviluppato tecnologia atomica possa pensare di schiacciare quel pulsantino rosso. Con buona pace di chi oggi si dispera per lo stretto di Hormuz.

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