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Sciam, ovvero Siria e Damasco. Il sadico amore

ANWAR SAFFI
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Calligrafia di Sciam

Sadico è l’amore di tutto il mondo per la Siria. Non c’è odio. C’è solo un sadico inspiegabile amore, nutrito dal male presente ovunque sul globo, essendo per la maggioranza, tutti noi, figli di almeno un figlio di Adamo, Caino, che sulle alture di Jabal Qasioun, ovvero la montagna di Damasco, uccise suo fratello Abele secondo i vari libri sacri e i relativi racconti delle tre religioni monoteistiche conosciute.
Si presume che Adamo non abbia avuto tanti figli per la sua incredibile età di oltre novecento anni, essendo lui il primo genitore. Non si sa esattamente quanti figli ebbe secondo le narrazioni islamiche, ma secondo varie letture relative alle religioni, ebraica e cristiana, furono tra i 14 e 140, tra maschi e femmine, di cui uno, appunto, assassino.
Facendo un semplice calcolo elementare, Caino sarebbe quindi uno su 77 di media, se sommiamo 14 a 140 diviso due. Questo risultato rappresenterebbe l’incredibile numero di tredici killer ogni mille abitanti nelle generazioni successive. Si possono ipotizzare tante visioni sull’età probabile della Terra e altrettante per calcolare l’incredibile numero matematico risultante di probabili assassini e guerrafondai che ne consegue, con percentuali ben più alte della prima che, volenti o nolenti, ci rappresenta anche oggigiorno in ogni parte del mondo.
L’eccezionalità della guerra in Siria rende ogni teoria, oppure ogni retorica narrata al riguardo, una prova quasi inconfutabile dell’esito negativo che l’intera umanità pagherà in qualche modo. Così è stato da sempre, cioè da quando un figlio di Adamo uccise suo fratello proprio lì, a Damasco. In Siria si muore da quando la vita è vita, agli albori delle origini dell’umanità, ma abbiamo lì le nostre radici. Le prime civiltà hanno visto la luce sul suo suolo, così come il primo alfabeto. Forse è per questo che tutti, ma proprio tutti, vogliono tenere un piede su quel suolo e non importa a che costo, o quanto sangue sarà versato ancora. Importa esserci e basta, perché in Sciam (così viene chiamata Damasco in arabo, come tutta la regione, Bilad Al Sciam ) nacque l’umanità stessa, perché in Siria nacque l’amore, anche se sadico, e nacque anche l’odio di questa bugiarda umanità assassina.

N.d.A: mi scusino gli atei, gli agnostici e i seguaci di altre, come tutte, rispettabili religioni per i riferimenti ai libri sacri che, qui, valgono come metafore lontane dalla retorica, parlando di logica.

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ANWAR SAFFI
ANWAR SAFFI

Italiano di origine siriana. Cittadino del mondo. Nato due volte, a Damasco e in Ancona dove si è formato professionalmente. Si definisce un ponte tra l’Oriente e l’Occidente. Fuori dalle pagine scritte ha usato la parola per promuovere l’industria del mobile italiano nel Medio Oriente, ma non solo. Attualmente vive a Dubai, e semmai dovesse morire fuori dal Bel Paese, vorrebbe essere sepolto nel Cimitero di Tevernelle del capoluogo marchigiano, a testimonianza dell’amore eterno che ha per l’Italia, costruendo così l’ultimo mattone del ponte che lo ha visto ambasciatore di culture nonché sognatore.

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