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Sulla miseria dell’informazione Parrini rincara la dose

CLAUDIO PETRUCCIOLI
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Il Gonfalone di Taurianova

 

Ho mandato la mia nota su Sedriano ad alcuni amici fra cui Dario Parrini. L’ho conosciuto anni fa quando era sindaco di Vinci, la patria di Leonardo. Oggi è deputato del PD e segretario regionale in Toscana. Mi ha risposto con queste ulteriori informazioni e considerazioni che trovo illuminanti. Con il suo permesso le metto a disposizione dei lettori.

 

 

Scrivi giustamente che i giornali italiani danno le notizie come se stessero spacciando droga ai tossicodipendenti. Siamo nell’epoca non dico della disinformazione ma certo della informazione disinformativa, a tesi. L’informazione a tesi, come il romanzo a tesi, riporta solo le notizie che vanno in favore della tesi che pregiudizialmente si è deciso di sostenere. E ignora le altre. Deliberatamente.

 

Rispetto al voto amministrativo di domenica scorsa, un’informazione più corretta e meno a tesi di quella italiana avrebbe dovuto più o meno scrivere: “Turno elettorale con luci e ombre per il M5S. Fuori gara a Taurianova, il comune più grande al voto; vittorioso a Sedriano; in forte calo a Cellino San Marco. Domenica agrodolce anche per il Pd, che vince a Cellino, va al ballottaggio con buone probabilità di vittoria a Taurianova, e perde per un soffio a Sedriano”.

Il Gonfalone di Cellino San Marco

Il Gonfalone di Cellino San Marco

Il turno elettorale amministrativo del 15 novembre ha visto, in Italia, tre comuni andare al voto: Cellino San Marco (provincia di Brindisi), Sedriano (Milano), Taurianova (Reggio Calabria). L’affluenza al voto, paragonando voto europeo 2014 e voto amministrativo 2015, è stata pressoché identica a Sedriano (5500 votanti circa in entrambe le occasioni), in forte aumento a Cellino (4149 contro 2563 votanti), raddoppiata a Taurianova (da 4300 votanti delle europee a 9000 domenica, affluenza passata dal 31 al 60%). Dei tre comuni al voto, l’unico sopra i 15 mila abitanti è Taurianova, dove sarà interessante capire che esito avrà il ballottaggio che si disputerà tra due domeniche. Seguono, per dimensione, Sedriano e Cellino.

 

Premessa: nelle elezioni comunali il peso di questioni locali legate a storia dei candidati, loro appeal, contrasti personali, civismi trasversali, è sempre fortissimo. Quindi ogni confronto con elezioni di tipo politico generale (come sono le europee e le parlamentari) richiede cautela. Ciò detto, vediamo che è successo.

 

A Taurianova vanno al ballottaggio, con circa il 39% dei voti validi, la coalizione di centrodestra e la coalizione di centrosinistra (Pd più Udc più tante liste civiche). Qui la notizia è che il M5S, che aveva preso quasi il 17% alle europee, non ha voluto o non è riuscito a presentarsi alle comunali. La sua lista non c’era. Un fatto grosso? Piccolo non mi pare. Sicuramente è una notizia. Di importanza non minore rispetto alla vittoria pentastellata nel più piccolo comune di Sedriano. L’altra notizia a Taurianova è che il plotone di civiche lanciato da Sel e socialisti, e comprendente un’ampia area malpancista, è rimasto fuori dal ballottaggio.

 

A Sedriano, rispetto al 2014, e con affluenza invariata, il M5S avanza di sette punti percentuali, il Pd cala di dodici percentuali, mentre la sinistra radicale raddoppia i voti ottenendo il duplice risultato di contribuire alla sconfitta del candidato Pd e di restare fuori dal consiglio comunale.

 

A Cellino San Marco il M5S ha preso l’8,5% e 341 voti (19,7% e 476 voti alle europee 2014) e la lista Cellino Democratica facente riferimento al Pd ha eletto il sindaco e preso il 29,9% e 1.195 voti (970 voti e 40,1% alle europee 2014).

 

Domanda retorica: c’è un giornale italiano che ha dato una visione d’insieme del voto di domenica?

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CLAUDIO PETRUCCIOLI
CLAUDIO PETRUCCIOLI

Nella vita ho fatto molte cose, ho avuto esperienze diverse, ho conosciuto tantissime persone; alla mia età (sono nato nel 1941) possono dirlo più o meno tutti. Mi piacciono molto le esplorazioni di luoghi poco frequentati perché i più preferiscono evitarli Ci sono stati momenti in cui sono stato “famoso”. Ad esempio nel 1971 quando a L’Aquila ci furono moti per il capoluogo durante i quali furono devastate le sedi dei partiti, compresa quella del Pci, di cui io ero segretario regionale. Ma, soprattutto, nel 1982 per il cosiddetto “caso Cirillo”, quando l’Unità pubblicò notizie sulle trattative fra Dc, camorra e servizi segreti per la liberazione dell’esponente campano dello scudo crociato sequestrato dalle BR. Io ero il direttore de l’Unità e mi dimisi perché usammo un documento “falso”; che, però, diceva cose che si sono dimostrate, poi, in gran parte vere. Sono stato in Parlamento e nella Segreteria del Pci al momento in cui cadde il Muro di Berlino, e anche Presidente della Rai. Con queste funzioni sono stato “noto” ma non “famoso”. La fama te la danno i media. Io, durante il caso Cirillo, ho avuto l’onore di una apertura su tutta la prima pagina de La Repubblica: “Petruccioli si è dimesso”. Quanti altri possono esibire un trattamento del genere? PS = Una parte di queste avventure le ho raccontate in “Rendiconto” (Il Saggiatore) e “L’Aquila 1971” (Rubbettino)

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