Sembrano dettagli ma…

È ora di pranzo, sono di ritorno dal lavoro e mi accorgo che la spia della riserva è accesa; dunque, alla prima stazione di servizio, entro nel piazzale e mi affianco alla colonnina del gasolio.
Tra me e la sede stradale rimane una siepe alta circa due metri e poi, prima della linea di ciglio della corsia, ancora uno spazio sufficiente per parcheggiare un’auto.
Sto riempiendo il serbatoio e sento, improvvisamente, il sibilo acuto di una sirena, due soli urli sguaiati lanciati nell’aria per obbligare qualcuno a fermarsi. Alzo lo sguardo. Nello spazio lasciato libero dalla siepe, ossia in quella ventina di metri che servono per entrare nell’area di rifornimento, compaiono prima una vettura chiara e immediatamente dopo, a pochi palmi di distanza così da far temere per un tamponamento, una pattuglia dei carabinieri. Procedono a velocità più che moderata; la gazzella dei militari ha i lampeggianti attivi ma senza segnale acustico. Scompaiono dietro la siepe e lì si fermano, proprio in quel paio di metri che permettono di sostare. Rumore di sportelli che si aprono, parlottare niente affatto concitato. Provo ad immaginare quale sia stata la causa del fermo del veicolo. Non ho sentito stridio di pneumatici o altri elementi che possano far pensare ad un reale inseguimento. Propendo per un semplice superamento del limite di velocità (in un rettifilo dove si potrebbe senza pericolo arrivare ai 90 orari e invece si devono rispettare i 50) o per l’uso di un cellulare. E magari, invece, si tratta di un banale controllo a campione.
Finisco il rifornimento, esco dalla piazzola e mi immetto sulla strada provinciale, passando davanti alle due vetture ferme. Il veicolo controllato è una berlina di media cilindrata. A bordo, scorgo una coppia piuttosto giovane, con due ragazzini un po’ attoniti sistemati sui sedili posteriori. I carabinieri sono scesi dalla loro gazzella e stanno probabilmente controllando i documenti del conducente, parlandogli attraverso il finestrino abbassato. Sono due militari non più che trentenni; uno senza gradi, l’altro con le mostrine da maresciallo (chi ha fatto la scuola ufficiali ha una spiccata capacità per individuare al volo i simboli delle gerarchie militari).
Si coglie una stridente differenza nella dotazione tricologica dei due uomini. Il sottufficiale esibisce una calvizie totale, di quelle che vanno sotto la definizione di “palle da bigliardo” e che si riconoscono a decine di metri, soprattutto sotto il sole del mezzogiorno. Il suo sottoposto, al contrario, sfoggia una criniera inusitata, una Pompadour vistosa da far invidia ad un cantante rock.
Soprattutto, si coglie la deplorevole mancanza dei berretti che devono completare la divisa.
Il berretto è parte integrante dell’abbigliamento. Si può evitare di indossarlo solo negli ambienti chiusi o quando evidenti cause di forza maggiore lo richiedano. Nella vettura, può essere tolto; al momento di scendere dall’auto, lo si deve indossare immediatamente. Questi se ne sono scordati. Peggio, è probabile lo facciano ormai d’abitudine. Il militare ipertricotico, poi, indossa la giacca “alla maniera dei bevitori di birra”, ossia con la parte inferiore sbottonata, così che i due quarti, invece di sovrapporsi, come per l’effetto di una pancia prominente formano una “V” rovesciata. Manca un sonoro rutto e l’effetto Oktoberfest sarebbe completo.
Può sembrare strano, ma il mio primo istintivo pensiero va a quei due ragazzini.
Perché ci sono situazioni e momenti nei quali la forma diventa inevitabilmente sostanza e l’idea che due tizi possano contestare a tuo padre un’infrazione al codice della strada può essere perfino educativa, esemplare, ma che lo facciano due “scappati da casa”, quanto meno trasandati e niente affatto autorevoli, conferma e consolida invece quella sensazione ormai fin troppo diffusa; ossia che in fondo rispettare le regole è principio obsoleto, da retrogradi datati.
Se lo vado a raccontare in giro, sono sicuro, la maggior parte delle persone alza le spalle, mi dice se non ho altro di cui occuparmi.
Ecco, è questo il problema. Si parte sempre da dettagli che sembrano trascurabili e quando il pressappochismo è diventato regola è già troppo tardi.

https://wordpress.com/view/federicomaderno927190709.wordpress.com

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto