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Sigaretta alla finestra

SALVATORE RONGA
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Immagine di Aglaja Ivanovna Epancina

Tra una stecca e l’altra della persiana accostata, la luce scema di una lampadina, l’ombra di una donna e la sua sigaretta.
La mano ogni tanto sparisce con un gesto lento e una folata di fumo si disperde nell’aria.
Dormono tutti.
Cosa sarà domani, era questa la vita che volevo, e da bambina cos’era l’Italia, un nome sulla cartina appesa in classe nel freddo che ghiacciava le finestre, e l’amo ancora o non l’ho amato mai l’uomo che mi ha fatto madre, o nulla di tutto questo, chiede alla notte: forse solo il silenzio che ha il colore del bianco di chi è in attesa e indugia per non sporcarsi.
La carta si consuma, si annerisce sul bordo, la fine si annuncia con una vena fievole di fuoco che pulsa tra le dita.
L’anta si chiude.

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SALVATORE RONGA

Nacque a bordo di un’isola nel golfo di Napoli, Ischia. Sbarcò raramente, così da poter attribuire al rollio ogni tormento esistenziale. Sperimentò varie forme di gastrite. Perse i capelli, ma non perse tempo a raccoglierli. Amò più di quanto i suoi amici sospettassero e odiò molto meno di quanto i suoi nemici avessero creduto. Venne alla luce il 13 luglio 1969 e da allora non fa che scrivere e riscrivere il suo epitaffio.

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