Silent_Friend_e_per_la_prima_volta

Silent Friend: e per la prima volta un Ginko Biloba fece l’amore

Prendetevi tutto il tempo che serve e accantonate la fretta. Imparate ad apprezzare i silenzi. Lasciatevi ipnotizzare da piante e fiori filmati come corpi sensuali che fanno l’amore. Un ultimo piccolo sforzo: cercate di cogliere la differenza tecnica delle immagini. Perché cambiare formato e obiettivi influenza la percezione di quello che si racconta.
La regista ungherese Ildikó Enyedi coltiva da anni una spiritualità profondamente laica che l’ha portata film dopo film a chiedersi che cosa ci sia nella nostra realtà oltre a quello che più sfacciatamente ci colpisce. Niente di mistico o soprannaturale, solo un potenziamento della sensibilità, un’intuizione che può arricchire il nostro sguardo sul mondo.
Questa volta in quello che forse è il suo film più maturo gioca, perché mantiene forte il piacere del cinema, con il rapporto fra uomini (e donne) e il mondo vegetale. Piante e fiori sono esseri viventi e, come escluderlo, probabilmente qualcosa sentono, utilizzando recettori diversi dai nostri. Non spaventatevi, non è un’opera da National Geographic, e non è neppure un tormentone alla Terence Malik o alla Koyaanisqatsi. A cosa siamo di fronte, allora? A poesia e vita, a bellezza, con un invito all’ascolto.
Le tre storie che si alternano nel film hanno la stessa quinta: un giardino botanico nella città universitaria tedesca di Marburg, dove i protagonisti sono osservati con muta benevolenza da un gigantesco Ginko Biloba piantato nel 1832. È lui l’ “amico silenzioso” del titolo, capace di suscitare emozioni.
Nel 1908 incontriamo Grete, la prima studentessa donna ammessa alla facoltà di botanica che vive sulla sua pelle le provocazioni maschiliste e retrograde dei docenti. Si avvicina alla fotografia e immortalando la sensualità delle piante lentamente scoprirà anche la sua.

17 Film Silent Seconda Foto
Un Ginko Biloba

Nel 1972, in piena contestazione, Hannes rifugge dalla rozza virilità dei leader studenteschi occupandosi di un geranio: la ragazza di cui si è innamorato ne sta studiando le “emozioni”. Lei assente, glielo affida, raccomandandogli di non eccedere con le cure, per evitare che la pianta si affezioni troppo.
Arriviamo all’oggi. 2020, in pieno Covid, Tony, un neuroscienziato di Hong Kong (l’attore di In the mood for love) sta studiando la differenza fra le reazioni dei neonati e degli adulti a determinati stimoli (i neonati hanno un approccio anarchico e globale, un continuum sensoriale di cui  il linguaggio farà piazza pulita). Il lockdown lo blocca in Germania e l’incontro a distanza con una scienziata francese (come può Léa Seydoux essere così perfetta in ogni ruolo?) lo avvicina alla magia delle piante.
Riassumere le tre trame non esaurisce il senso del film che è molto di più delle tre storie, perché ogni personaggio intrattiene col mondo vegetale un rapporto diverso che lo porta a nuove scoperte e soprattutto a una conoscenza più profonda di se stesso. Nessun misticismo, in campo solo la disponibilità a tenere gli occhi aperti e accogliere la natura, senza farsi condizionare da bocchi precostituiti.
Noi spettatori facciamo altrettanto, incantati da immagini di fiori e piante belli come dipinti, vivi, sensuali, evocativi come allucinazioni psichedeliche, misteriosi come sogni. Nessun mistero, nessun intervento divino, perché ogni scoperta nasce dal corpo e da esperienze materiali.
Ci perdiamo nel bianco e nero dei 35 mm nella storia di Grete e della sua scoperta del sé, tutta interiore; siamo vicini al timido Hannes filmato colori acidi dell’epoca e l’immagine imprecisa del 16 mm, mentre la precisione un po’ asettica del digitale amplifica l’effetto ipnotico della solitudine di Tony, prigioniero nel lockdown.
Ma proprio in quel tempo sospeso che isola Tony e la scienziata francese farà irruzione un divertito romanticismo: assieme riusciranno a regalare al Ginko (che è un albero femmina) la sua prima esperienza sessuale, che arriverà grazie al loro intervento, visto che nel giardino botanico non ci sono Ginko maschi.
Datemi retta, ne vale la pena. Silent  friend è un film ma anche qualcosa di più. Non a caso è stato designato Film della critica dal Sindacato nazionale critici cinematografici italiani.

Silent Friend – Regia di Ildikó Enyedi – Con Tony Leung, Luna Wedler, Léa Seydoux – Nella sale dal 3  settembre

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto