A Pechino risiedo nella quiete sospesa di quella che fu la dimora di Edgar e Helen Snow, una coppia di giornalisti americani che scelsero la Cina come teatro e destino della loro vita. Insieme, vissero un’avventura intellettuale e umana senza uguali, attratti da un Paese che si dibatteva fra guerra civile e invasione giapponese, ma anche fra sogni di rinascita e ideali di giustizia sociale. Un’epoca in cui pochissimi occidentali ne conoscevano i protagonisti o ne comprendevano la portata.
A metà degli anni Trenta, Edgar Snow ottenne un permesso incredibile: varcare i confini del Nord-Ovest della Cina, la zona controllata dai comunisti, e seguire passo-passo la rivoluzione che lì stava prendendo forma. Un’impresa quasi impossibile per gli stranieri del tempo. Ne nacque Red Star Over China (1937), un libro che destò da subito un notevole interesse. Un mosaico di voci, di visi, di destini: contadini, soldati, ufficiali, generali, diplomatici, fino ai leader massimi, Mao Zedong e Zhou Enlai. Snow raccolse decine di testimonianze, con la pazienza di un cronista che non vuole giudicare ma capire.
“Mia sorella è morta di fame tre anni fa”, racconta un giovane scalzo, ancora adolescente; “è dura, ma non lo è per noi giovani se possiamo imparare a leggere e a usare il fucile contro i traditori e contro il Giappone”.
Dopo cena, alcuni contadini volevano sapere cosa coltivassimo nel mio paese, se avessimo mais, miglio, cavalli, mucche e se usassimo lo sterco di capra come fertilizzante.
Un contadino chiese se avessimo polli, colui che ci ospitava osservò: dove ci sono uomini, ci devono essere polli! C’erano ricchi e poveri nel mio paese? C’era un partito comunista e un’armata rossa? Temo che la mia spiegazione del perché ci fosse un partito comunista ma non un’armata rossa li abbia lasciati piuttosto perplessi.
Tuttora, in Cina, Edgar Snow è considerato un eroe. All’Università di Pechino una lapide lo celebra come “un amico americano del popolo cinese”. Negli Stati Uniti, invece, la memoria è meno indulgente: per molti rimane l’uomo succube e complice del regime comunista. Henry Kissinger, pur riconoscendo il suo ruolo nella preparazione dello storico incontro fra Mao e Nixon, lo definì come colui che dipinse il Leader cinese come un romantico rivoluzionario, nascondendone i tratti cinici e autoritari. Al di là dei giudizi storici complessivi, l’uomo raccontato in Red Star Over China era probabilmente una persona molto diversa dal “Grande Timoniere” che conquistò il potere nel 1949 e guidò poi il suo paese per quasi un trentennio.
Gorgoglia nella teiera il tè alla frutta, fragrante e bollente, preparato secondo la tradizione pechinese. Lo assaggio, non posso che lodarlo; la mia interlocutrice piega appena il suo labbro ultracentenario in quello che potrebbe essere un sorriso.
“Lei ha conosciuto i coniugi Snow?”
“Oh, sì. Mr. e Mrs. Snow erano persone davvero gentili, tra le più gentili che abbia mai incontrato.”
“E Mao?”
“Ho servito il tè molte volte, proprio qui, al Presidente Mao e a Mr. Snow.”
“In che lingua parlavano?”
“Mr. Snow parlava un buon cinese, per essere uno straniero.”
“Crede che fra loro ci fosse solo un rapporto professionale o anche amicizia?”
“C’era molto rispetto e una grande ammirazione reciproca.”
“E Zhou Enlai?”
“Il Presidente Zhou Enlai era una persona completamente diversa dal Presidente Mao: un uomo glaciale. Si sa però che ghiaccio e fuoco servono nella vita”.
“Se dovesse raccontare chi era il Presidente Mao come persona alle nuove generazioni, cinesi e non, cosa direbbe?”
“Un uomo che sapeva sempre ascoltare tutti. Con un’abilità straordinaria nell’adattare il proprio linguaggio al contesto. Dal più povero e ignorante dei contadini al più raffinato degli intellettuali occidentali.”
Un fruscio mi ridesta: oggi devo partire per Shanghai. È presto, mi concedo ancora qualche minuto nel letto. Alla reception chiedo il conto. Alle mie spalle, in una grande poltrona, un’anziana signora dorme profondamente.
“È stata per noi una delle persone più importanti,” mi confida la giovane receptionist, abbassando la voce. “Oggi non parla più. Dorme tutto il giorno. Ma io ho per lei un grande, grandissimo rispetto.” Nel dirlo, si alza quasi in piedi. Le porgo la carta di credito.

