L’insulto che Trump ha elargito più spesso e con maggior violenza è: “loser!” (perdente, fallito). Ha accusato di essere “perdenti e fessi” i soldati morti nelle due guerre mondiali e il senatore John McCain, pluridecorato prigioniero di guerra torturato dai Vietcong. Trump è palesemente invidioso di tutti gli eroi che hanno vinto medaglie d’oro, al valore o al merito. Disprezza i sacrifici che quegli ori sono costati, perché il narcisista figlio di papà non comprende il senso del sacrificarsi, del faticare per un fine superiore a sé stesso.
Forse è stato il padre, membro del Ku Klux Klan, a insultarlo chiamandolo “fallito”. Non aveva torto, perché suo figlio ha sempre fallito, in tutte le sue megalomani imprese, non esclusa la Presidenza degli Stati Uniti. Trump si è candidato alla Casa Bianca nel 2016 per distrarre dalle sue cause penali, per non finire in prigione. Ora ha iniziato una guerra con l’Iran per nutrire la sua brama di grandezza e per distrarre i media dall’implicarlo nella rete pedofila di Epstein.
In un audio postato su Substack il 21 maggio ’26, lo storico Timothy Snyder usa la parola “loser” come ovvio riferimento provocatorio. L’America, che ha dominato il globo negli ultimi 80 anni, da Super-Potenza è stata ridotta da Trump a “Super-Perdente”. Snyder non elabora le sue analisi geopolitiche al tavolino delle Università in cui insegna. Va sul campo, in Europa orientale e in Ucraina, dove un’altra superpotenza, la Russia, è diventata “super-perdente” sotto la dittatura trentennale di Putin.
“Possiamo definire il super-perdente della nostra epoca secondo cinque “C”: Conflitto, Concetto, Corruzione, Cooperazione e Carisma. Il Conflitto è la parte più facile. È sorprendente che la Russia stia perdendo una guerra con l’Ucraina. È sorprendente che gli USA abbiano davvero perso una guerra con l’Iran”.
Una superpotenza che perde in conflitto e diventa super-perdente, tradisce il suo concetto di potere. Trump ha distrutto le strutture che rendevano l’America una superpotenza ( leggi “Il suicidio degli USA”). Non ha solo perso una guerra, ha direttamente attaccato e minato il Concetto di egemonia legale, etica, economica. Sia Trump che Putin non stanno governando i loro paesi come Stati. Tradiscono l’interesse nazionale. Governano secondo le loro manie di grandezza e secondo gli interessi economici di un ristretto clan di oligarchi. È facile capire perché perdono le guerre, se governano contro l’interesse nazionale. Il Perdente in Capo sceglie come ministri degli adulatori incompetenti e mediocri perché sono i più devoti. Il “New York Times” li chiama “falliti fedeli”.
La Corruzione rende irrilevanti gli interessi nazionali. Snyder non si sofferma su questo punto, che è fin troppo ovvio ai suoi ascoltatori americani. Trump ha esentato dalle tasse i miliardari, a scapito dell’equità economica e dell’assistenza medica agli americani. Ora ha ottenuto l’immunità civile e fiscale, che gli permette di mantenere un regime cleptocratico e di usare la Presidenza per l’arricchimento privato e l’appropriazione indebita. Il malaffare in America è diventato il sistema di gestione dello Stato.
La Cooperazione. I super-perdenti cooperano tra loro. Putin ha tentato più volte, fin dal 2016, di far vincere le elezioni a Trump, perché lo aiuti a distruggere gli Stati Uniti, ed ora Trump lo sta facendo. Nella guerra contro l’Ucraina, per i primi tre anni del conflitto, Putin ha sostenuto che non stava vincendo perché doveva combattere contro l’intero Occidente, contro la NATO, contro l’America. Doveva avere Trump al potere per vincere, così gli Stati Uniti non avrebbero più aiutato l’Ucraina.
Dal 2025, appena insediato alla Casa Bianca, Trump ha ostacolato Zelensky e la NATO. Con la guerra all’Iran, i prezzi del petrolio sono saliti drasticamente, arricchendo la Russia. Trump ha addirittura tolto le sanzioni ai Russi. Eppure Putin non riesce ad avanzare di un passo in Ucraina, e adesso non ha più scuse per l’umiliante sconfitta inflittagli da una nazione 28 volte più piccola, con un rapporto demografico sproporzionato di 146 milioni di russi contro 28 milioni di ucraini. Senza l’aiuto di Trump, la Russia avrebbe già perduto la guerra in modo disastroso. Trump ha privato Putin della sua ultima scusa di perdente. Anche Trump ha esaurito le scuse per occultare le sue ignobili perdite.
Ma c’è la quinta “C”: il Carisma. Perché due grandi superpotenze perdono nei loro conflitti più importanti? Per Snyder la ragione profonda sta nel carisma del super-perdente. “Anche se perdono nel mondo reale, i super-perdenti hanno una storia, una posa, un modo di presentarsi come Uomini Forti”. Quel talento per intrattenere, posando come uomini forti, contribuisce notevolmente a persuadere il pubblico che è impossibile che siano perdenti. Gli storici militari e gli analisti strategici seri concordano che Putin e Trump hanno perso in Ucraina e in Iran, ma seguendo i media abbiamo l’impressione, la percezione di una efficace ostentazione di forza. È il carisma del super-perdente. Per tenere in piedi questo show di Uomini Forti, Putin e Trump sono entrati in conflitti che avrebbero perso, indebolendo i loro paesi.
Esiste un’altra “C”, dice Snyder. È la Cina. Entrando in guerra contro gli interessi del proprio paese, Putin ha dovuto chiedere aiuto alla Cina, rendendo la Russia subalterna ai cinesi. Anche Trump è subalterno alla Cina, che ha tenuto testa alla sua guerra dei dazi, contrattaccando e comprando materie prime da altri paesi. Gli agricoltori americani hanno sofferto per la perdita degli acquisti cinesi, per l’aumento dei costi dell’acciaio e dell’alluminio, essenziali per le attrezzature agricole, e soprattutto per la mancanza di fertilizzanti dopo il blocco dello stretto Hormuz. “Nel 2025 i fallimenti delle fattorie sono aumentati del 50%. È in corso un collasso generale dell’agricoltura americana”. (“The New Yorker”, 30 marzo 2026)
Trump è subalterno alla Cina perché la superpotenza asiatica estrae e raffina il 90% delle risorse mondiali di terre rare, di cui l’America ha assoluto bisogno nell’industria aerospaziale, nel settore medico e per i semiconduttori, i “cervelli” di tutta l’elettronica moderna. Prima di incontrare Trump a Pechino, Xi Jinping ha inasprito le restrizioni all’esportazione di terre rare, aggravando la dipendenza strategica degli Stati Uniti, e anche dell’Europa. Perciò Trump ha ricominciato a inviare post minacciosi sulla Groenlandia, che nasconde intoccati giacimenti di terre rare sotto la calotta di ghiaccio. Trump è subalterno alla Cina soprattutto per aver minato le basi del potere americano. La sconfitta nella guerra all’Iran è solo un sintomo del logoramento interno degli Stati Uniti. Niente di tutto ciò sarebbe dovuto accadere, perché la Cina era indietro rispetto agli USA militarmente e tecnologicamente.
“Gli Stati Uniti e la Russia sono impegnati in una specie di folie à deux. Si stanno indebolendo ed affossando. Il risultato è l’innalzamento relativo della Cina. Nonostante la Cina sia in declino”. (Snyder) “Folie à deux” in psichiatria significa disturbo psicotico condiviso. In geopolitica, i super-perdenti hanno permesso al relativo declino della Cina di essere eclissato dal declino assoluto di Stati Uniti e Russia. La perdita di potere dell’America avrà gravi conseguenze sugli equilibri mondiali. L’effetto profondo, duraturo e radicale della follia di questi falsi Uomini Forti è che la Cina è diventata molto più forte di quanto dovrebbe essere.
Il 24 maggio ’26, la rivista “The Atlantic” ha ospitato il politologo e storico Tom Nichols, che riferisce i commenti preoccupati dei sostenitori di Trump in Congresso. Per senatori e deputati repubblicani, qualsiasi accordo che ceda all’Iran è inaccettabile, sarebbe una disfatta alle elezioni di novembre. Anche dentro la Casa Bianca “sono sudati e in preda al panico”. “Trump non sapeva quel che faceva quando ha iniziato la guerra all’Iran, e ora non sa come venirne fuori”, scrive Nichols. “La guerra finirà certamente con i teocrati di Teheran solidamente al potere, con una stretta alla gola del loro popolo e dell’economia internazionale, più forte di quella che avevano tre mesi fa”. Trump rischia di firmare un accordo umiliante, rispetto a quello negoziato da Obama nel 2015, che Trump distrusse nel 2018. Per firmare la pace, l’Iran ha chiesto che tutte le basi militari americane nei paesi arabi del Golfo siano abbandonate, o “gli USA non avranno alcun rifugio sicuro in cui diffondere il male”. L’Iran ha tutte le carte per costringere Trump ad accettare una grande sconfitta strategica in Medioriente.
Il caporedattore della stessa rivista, David Frum, ex autore di discorsi per il Presidente George W. Bush, ha scritto (24 maggio ’26): “Trump è arrogante. Accusa i suoi predecessori Obama e Biden di essere ‘stupidi’. Trump è avventato: non pianifica mai in anticipo, si fa prendere dal panico se i sondaggi sono brutti e fa marcia indietro. Gli iraniani lo hanno sgamato. Trump è un boccalone sprovveduto che crede alle proprie spacconate”. L’America uscirà perdente dalla guerra, ma l’imbroglione ingannerà di nuovo gli americani dichiarando di aver vinto alla grande. Stavolta chi gli crederà più?

Immagine di Nat Paresh

Grazie Patrizia, è un’analisi chiara. Purtroppo i giocatori d’azzardo quando perdono invece di arrendersi, rilanciano. Adesso, per mascherare il fallimento in Iran se la sta prendendo con Cuba.
Un’isola con un popolo ormai alla fame. Anche qui nessun interesse per le popolazioni… e noi stiamo a guardare e non possiamo fare nulla.