“E rideva“ davanti alla Tv quando Charlie Chaplin nel film Tempi Moderni (1936) alla catena di montaggio bulloni, con movimenti ripetitivi, sempre più accelerati, perdeva il controllo e in un equilibrio sempre più scomposto, si ribaltava sul nastro trasportatore e, fedele al lavoro assegnato, continuava a riavvitare, nel tentativo di recuperare tutto ciò che gli era sfuggito.
“E rideva“ di questo piccolo uomo dalla corporatura esile, sempre affiancato, inseguito da uomini di grossa stazza, che con sguardo severo lo osservavano e ne schernivano la debolezza.
Poi, LUI, si e’ trovato assunto al reparto gastronomia, di un noto supermercato, fiero di questo incarico di lavoro :
affettare, per sette ore al giorno, salumi di varia specie.
Eccolo all’affettatrice, fetta più grossa, fetta più sottile, una fetta in più, una fetta in meno, anzi cinque confezioni da un etto l’una.
E lui, si …si… sempre obbediente come Charlie.
In un silenzio mentale, che lo tiene imprigionato nei suoi pensieri, affetta…
Con il braccio destro compie un giro completo a 360 gradi , sempre più veloce.
Lo sguardo basso sulla fetta tagliata, appoggiata sulla carta e così .. per ore, ore.
Osservandolo, mi chiedo, cosa oggi sia cambiato con il messaggio che Charlie Chaplin volle darci, quasi un secolo fa.
Nulla, nulla e’ cambiato.
La solitudine del lavoro, la solitudine nel lavoro, la ripetitività dei gesti, che non consente divagazioni, anzi ci isola sempre di più , l’uomo è ancora considerato un semplice ingranaggio del sistema produttivo.
Forse ci vorrebbe un miracolo inatteso, a interrompere la meccanica ripetitiva, come a squarciare la noia di quella successione meticolosa di quelle sapide fettine, al punto di paragonarle alle stelle.

Alienazione Charlie Chaplin Lavoro
