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Editoriale

Testimoni dello sterminio

GIOVANNA NUVOLETTI
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“E così questi occhi hanno visto

l’inconcepibile

dovendolo capire.

L’impensabile

dovendolo ricordare”.

 

E invece, a noi, almeno tocca di leggere, ancora e ancora, di farci aprire il cuore in due dalle storie dei nostri fratelli e sorelle. Leggere e far leggere, e imparare a memoria – le poesie sono bellissime – farci incidere nella carne ognuna di queste storie.

Altrimenti non saremo mai esseri umani, se non conosciamo il male senza fine di cui noi esseri umani siamo capaci.

Ho sempre desiderato essere ebrea – per condividere. Di più, più a fondo. Per avere riscatto.

 

Sono i racconti di sopravvissuti, tornati vivi dallo sterminio. Ognuno con la sua unica storia, con furia, con disperazione, con commozione incontenibile, con le loro “verità non dicibile”. Anna Segre e Gloria Pavoncello li hanno raccolti, se ne sono fatte bruciare, e con pazienza e rispetto ce li riportano. Coraggio per parlare, coraggio per ascoltare. Sono pagine bellissime, alte, semplici, eterne.

 

Anna Segre, anche il coraggio di farne poesie. Incise nelle pietre.

 

“Alcuni si buttavano da soli,

altri cadevano portandosi dietro

i compagni più vicini.

Duecento uomini sfracellati al giorno”.

 

Poesie rudi, semplici, dure. Impariamole a memoria: è così che vive la poesia.

Nel ricordo di Samuele Modiano ci sono queste parole: “I nazisti erano preparatissimi, provavano piacere a uccidere, li vedevi uccidere uno e provare piacere”… e persone così l’umanità continua a produrne, in culture, fedi politiche o religiose che rendono sacro l’assassinio, che educano al male. Penso a Daesh, certo. Ma penso agli abissi delle menti umane, non pazze, non delinquenti, ma mostruose, normali, inserite in un mondo che approva. Il mostro che potrebbe covare in ognuno di noi.

 

“Racconto, sì, quello che ho visto,

quello che ho subito:

è la loro vergogna, non la mia

è il loro debito con l’umanità”.

 

Potrei continuare a scrivere di questo libro per giorni e giorni, è ricco, intenso, la morte con la vita, la vita con la morte. Ma ora siete voi che dovete continuare a leggerlo. Per essere degni.

Leggetelo tutto, dalla prefazione di Leone Paserman fino agli ultimi documenti storici, al congedo, e fino ai ringraziamenti. Non lasciatevene scappare una riga, una lettera.

 

 

JUDENRAMPE, Gli ultimi testimoni. A cura di Anna Segre e Gloria Pavoncello. Prefazione di Leone Paserman. Editore Elliot.

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Dal marzo del ’42 al maggio del ’44 i treni dei deportati arrivavano a una banchina ferroviaria situata a circa 800 metri all’esterno del campo di Auschwitz II-Birkenau, nei pressi dello scalo merci della stazione di Os´wie¸cim.
Ultima fermata per almeno 800.000 deportati da tutta Europa. Era conosciuta come la rampa degli ebrei, Judenrampe.

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GIOVANNA NUVOLETTI
GIOVANNA NUVOLETTI

Sono nata nel 1942, a Milano. In gioventù ho fatto foto per il Mondo e L’Espresso, che allora erano grandi, in bianco e nero, e attenti alla qualità delle immagini che pubblicavano. Facevo reportage, cercavo immagini serie, impegnate. Mi piaceva, ma i miei tre figli erano piccoli e potevo lavorare poco. Imparavo. Più avanti, quando i ragazzi sono stati più grandi, ho fotografato per vivere. Non ero felice di lavorare in pubblicità e beauty, dove producevo immagini commerciali, senza creatività; ma me la sono cavata. Ogni tanto, per me stessa e pochi clienti speciali, scattavo qualche foto che valeva la pena. Alla fine degli anni ’80 ho cambiato mestiere e sono diventata giornalista. Scrivevo di costume, società e divulgazione scientifica, per diversi periodici. Mi divertivo, mi impegnavo e guadagnavo bene. Ho anche fondato con soci un posto dove si faceva cultura, si beveva bene e si mangiava semplice: il circolo Pietrasanta, a Milano. Poi, credo fosse il 1999, mi è venuta una “piccolissima invalidità” di cui non ho voglia di parlare. Sono rimasta chiusa in casa per quattro/cinque anni, leggendo due libri al giorno. Nel 2005, mi sono ributtata nella vita come potevo: ho trovato un genio adorabile che mi ha insegnato a usare internet. Due giovani amici mi hanno costretta a iscrivermi a FB. Ho pubblicato due romanzi con Fazi, "Dove i gamberi d’acqua dolce non nuotano più" nel 2007 e "L’era del cinghiale rosso" nel 2008, e un ebook con RCS, "Piccolo Manuale di Misoginia" nel 2014. Nel 2011 ho fondato la Rivista che state leggendo, dove dirigo la parte artistico letteraria e dove, finalmente, unisco scrittura e fotografia, nel modo che piace a me.

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