Ti ho vista ballare in salone
sorridente e festante,
come un giorno di gloria.
Ti ho vista ballare in giardino,
la sera dopo cena,
delicata piuma di cielo.
Ti ho vista ballare nella vasca,
tra uno schizzo e un sorriso,
le tue mani seguivano il tuo canto.
Ti ho vista ballare per le strade,
delle piazze d’Abruzzo,
al centro tu e i tuoi piedi.
Ti ho vista ballare ieri sera,
mentre a tratti mi incupivo,
grassa larva zeppa di pensieri
e ho ringraziato anche i miei pensieri cupi
che, a modo loro, ti hanno data al mondo.


Ho visto su telegram (Marcello Pamio) il tuo video sulla servitù volontaria, sono diventato schiavo della tua grazia, arrivando fin quì, scoprendo il tuo cuore di mamma.
Volevo commentare quello che dici sulla poesia, a proposito di “tutto sembra andare al suo posto, con un senso preciso”.
La mia ultima poesia:
“Oriento residue forze
in estremo atto d’amore”
(tra suicidi e morti accidentali decisi di vivere, senza cuore, sopravvivere, dunque).
Quando poetavo, prima che il servizio di leva (in un buco di culo di caserma anonima degli anni 80) prosciugasse quel ruscello spontaneo, avevo la tua stessa sensazione.
Oggi, dopo un profondo ricovero ai piedi di un Maestro di Meditazione, descriverei la stessa “esperienza poetica” come l’inaspettato, eppure preciso, unico, cioè autentico, significativo ritorno al mare di una goccia d’acqua, superando lo sgomento accumulato nel tempo del proprio sentirsi smarrita.
Sintesi (per me), tra la voce della Poesia e il silenzio della Meditazione:
la Poesia autentica descrive/celebra l’esperienza degli infiniti modi e itinerari di tornare a casa, in se stessi, della mia/altrui umana forma corrente;
la Meditazione è un invito al silenzio rivolto alla goccia d’acqua da chi ha realizzato la propria natura oceanica.