Sarebbe già speranza poter dire
di essere tra l’incudine e il martello
ma l’incudine schiaccia le dita
dell’orizzonte senza vocali
da ribattere al martello.
Il martello è nel respiro colpevole
di essere ancora tale a dispetto
della marea di morte indegna di
dolore fuori misura massima
la misura di un neonato che tra
pelle e ossa non ha nutrimento
per farsi uomo, la smisurata ellissi
degli arti amputati del fratello,
il pianto infinito dei piccoli che fasciano
i corpi rigidi dei compagni di giochi.
Cosa posso fare oggi di questo giorno
che mi è donato nel sole sotto il peso
d’ombra dell’incudine e
dita inferme senza poter brandire alcun
martello a forgiare parole o un gesto
di umana rivalsa?

