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Il dolore le sembra bellissimo

GIOVANNA NUVOLETTI
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30 dicembre 1966 ore 20. L’odore lo sente già dal pianerottolo – capisce perché nessuno ha risposto al telefono. Non tocca né il campanello né l’interruttore. Entra in cucina, il gas è aperto e sibila. Alla luce che viene dal cortile la vede distesa accanto al forno nero e spalancato. La prende per un polso. E’ morbida. La trascina in corridoio ma deve per forza respirare, quindi lascia il braccio, corre sul pianerottolo, inspira, poi torna, riprende il movimento, per due, tre, un milione di volte. Finché non ha finito di trascinare il corpo, finché non ne vede il volto sotto la gialla lampadina delle scale. Si toglie il cappotto, la copre.

15 aprile 1967. E’ seduta davanti allo specchio. Si pettina. Ora, distrattamente, pensa a sua madre, al gesto, a una vita intera perduta: a lei, proprio a lei. Non a se stessa nell’inferno di ghiaccio in cui è rinchiusa. All’improvviso scoppia a piangere. La prima volta, dal 30 dicembre scorso.
Come scongelata, si scioglie in lacrime. Il dolore le sembra bellissimo.

10 agosto 1968. È sullo scivolo dei giochi, in montagna, col figlio di 3 mesi. Il figlio di 4 anni e mezzo è di fronte a lei, la guarda dal basso sorridendo. I muscoli del viso le si tirano, le fanno quasi male, si sente strana. E’ un movimento che non percepiva da tempo – ecco, sta sorridendo, anche lei come il suo bambino, come una bambina. E’ la prima volta, dopo il 30 dicembre 1966.

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GIOVANNA NUVOLETTI
GIOVANNA NUVOLETTI

Sono nata nel 1942, a Milano. In gioventù ho fatto foto per il Mondo e L’Espresso, che allora erano grandi, in bianco e nero, e attenti alla qualità delle immagini che pubblicavano. Facevo reportage, cercavo immagini serie, impegnate. Mi piaceva, ma i miei tre figli erano piccoli e potevo lavorare poco. Imparavo. Più avanti, quando i ragazzi sono stati più grandi, ho fotografato per vivere. Non ero felice di lavorare in pubblicità e beauty, dove producevo immagini commerciali, senza creatività; ma me la sono cavata. Ogni tanto, per me stessa e pochi clienti speciali, scattavo qualche foto che valeva la pena. Alla fine degli anni ’80 ho cambiato mestiere e sono diventata giornalista. Scrivevo di costume, società e divulgazione scientifica, per diversi periodici. Mi divertivo, mi impegnavo e guadagnavo bene. Ho anche fondato con soci un posto dove si faceva cultura, si beveva bene e si mangiava semplice: il circolo Pietrasanta, a Milano. Poi, credo fosse il 1999, mi è venuta una “piccolissima invalidità” di cui non ho voglia di parlare. Sono rimasta chiusa in casa per quattro/cinque anni, leggendo due libri al giorno. Nel 2005, mi sono ributtata nella vita come potevo: ho trovato un genio adorabile che mi ha insegnato a usare internet. Due giovani amici mi hanno costretta a iscrivermi a FB. Ho pubblicato due romanzi con Fazi, "Dove i gamberi d’acqua dolce non nuotano più" nel 2007 e "L’era del cinghiale rosso" nel 2008, e un ebook con RCS, "Piccolo Manuale di Misoginia" nel 2014. Nel 2011 ho fondato la Rivista che state leggendo, dove dirigo la parte artistico letteraria e dove, finalmente, unisco scrittura e fotografia, nel modo che piace a me.

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