tuner laccordatore

Tuner l’accordatore

 

Anche quando guardi un film pensando poi di scriverne, resti comunque uno spettatore. E se ti affezioni al protagonista, ti dici che quello è davvero un buon film. Niki (tenere d’occhio Leo Woodall) ha tutto per farsi amare: candore innato, talento unico e un dolore che cerca di nascondere. Quando poi la fragilità abita un fisico da ragazzone atletico scatta subito la tenerezza.
Siamo a New York, filmata senza indulgere a tentazioni turistiche né cinefile e veniamo subito a conoscere il protagonista. Ex bambino prodigio, orecchio assoluto, in grado di cogliere ogni micro vibrazione del mondo, è però affetto  da un’ipersensibilità uditiva che l’ha costretto ad abbandonare la carriera appena iniziata e a indossare sempre delle cuffie per proteggersi le orecchie. Si è riciclato come accordatore di professione e assieme a Harry Horowitz (un Dustin Hoffman ironico e brusco), mette a punto i pianoforti scordati.
I lavori in spazi istituzionali si alternano a quelli in dimore lussuose, dove i preziosi strumenti sono più uno status che una passione. Niki nel silenzio e in silenzio accorda gli strumenti, mentre Hoffman paterno e chiacchierone, si spende per quel giovane che considera il suo erede, spingendolo anche a corteggiare le ragazze più carine.
Niki è puntiglioso, concentrato, fatto a modo suo, con una genialità quasi Asperger. Una notte, impegnato davanti a uno splendido pianoforte da accordare con un lavoro andato per le lunghe, viene disturbato da rumori insopportabili. Non può lavorare, il suo udito, dono e dannazione, è troppo delicatp. Furibondo, cerca l’origine di quel fracasso e scopre al piano superiore un trio di ladri. Imperturbabile, scosta il trapano e grazie al suo orecchio assoluto apre la cassaforte, davanti allo sguardo allibito dei malviventi. Ovvio che questi cerchino in tutti i modi di arruolarlo per le loro scorribande.
Così, nella commedia irrompe improvviso il thriller muovendosi fra umorismo yiddish (Hoffman nel film interpreta un ebreo) e incursioni  nell’ambiguità morale delle derive criminali. Ma a dominare resta l’innocenza ingenua di Niki che niente e nessuno riuscirà a intaccare.
Primo lungometraggio di finzione di Daniel Roher, vincitore nel 2023 dell’Oscar per il miglior documentario con Navalny, ritratto dell’attivista russo. Con Tuner, oltre a dimostrare una buona dimestichezza con l’intreccio narrativo e la capacità di amalgamare i generi, Roher esplora una potenzialità raramente affrontata al cinema: tutte le ricchezze del sonoro, messe in campo per raccontare l’udito ipersensibile di Niki. E noi spettatori, empatici col personaggio, palpitiamo con Niki, sobbalzando per ogni rumore inaspettato, soffrendo all’urlo di una sirena. In sintonia con lui aspiriamo al silenzio e ci lasciamo plasmare dalla musica, dai suoni, dai dolori. E così suono e silenzio si fanno racconto e personaggio.

Tuner Regia di  Daniel Roher con  Leo Woodall, Dustin Hoffman, Havana Rose Liu, Tovah Feidshuh, Jean Reno, Lior Raz  – Nelle sale dal  28 maggio

 

 

 

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