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Tyrion Lannister, nano

Anna Segre
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Tyrion Lannister

 

TYRION: diverso è terribile. Acondroplasico.

E puoi essere un Lannister, avere un acume eccezionale e un’intelligenza emotiva capace di prodezze trapeziste, puoi essere eroico e leale, puoi avere una statura etica tale da vedere oltre la morale, ma sarai sempre un nano. Uno storpio.

Non mi piace dire che sei mio figlio, che hai dei diritti, non mi piace pensare che puoi vantare i miei stessi geni, allele più allele meno. L’altezzosità del padre taglia ogni interazione affettiva sul volto, a sfregio.

«Tu, Tyrion, sei l’ombra fisica della nostra anima», si lasciano sfuggire i due fratelli biondi come simboli di perfezione ariana. Laddove la nostra bellezza nasconde l’impunità e la rottura dei peggiori tabù, la tua bruttezza racchiude tutti i pregi di un re. E noi non vogliamo che tu sia riconosciuto tale.

Noi siamo corrotti e furibondi di concupiscenza, tu sai amare una prostituta davvero. Sei pericoloso.

Sì, l’amore di Tyrion per Shae, prostituta intelligente, bellissima (e mai scorretta con lui), è L’AMORE.

Il fatto è che la vita gli mette davanti calici di vino, cicuta, fiele e ogni sorta di veleni e lui trova il modo di sorbirli tutti senza fare scene. Il suo corpo non può arrivarci, ma la sua mefistofelica bontà e la sua intelligenza salvano sempre i fragili, gli amici e gli innocenti. O perlomeno ci provano fino all’ultimo millimetro.

E questo succede perché Tyrion sa soffrire, perché l’evidenza del difetto, per un nano, è innascondibile, perché Tyrion convive la sua diversità nell’unico modo compatibile con l’ottenimento degli scopi: accettare il limite e costruire ogni possibile circolo collaterale.

E gli scopi, pensiamoci bene, sono tutto per ciascuno di noi. Cambia il contenuto: vorrei essere madre, vorrei essere popolare, vorrei essere bravo, ricco, potente, saggio, longevo, coccolato, amato, o voglio vendicarmi, o voglio questo trono dannato di spade.

Ma il punto sono sempre gli obbiettivi che ognuno ha. E questa è la saga degli obbiettivi anelati, ottenuti, sbaragliati. È la saga degli scacchi, del cavallo che in C3, tra 10 mosse, farà scacco al re. E anche i sentimenti fanno parte degli scopi. Perciò questa saga prende gli adolescenti (Francesca Fassari, chiedi a tuo figlio), gli anziani, le psicoterapeute cognitivo comportamentali e delizia gli Junghiani per la vasta simbologia contenutavi.

Thyrion tiene la testa alta, siede a tavola con una famiglia che lo odia senza toccare terra, vive nel bilico tra la pena e il disprezzo, paga per scopare, non si sottrae ai propri scrupoli e parla sempre e solo a proposito.

Ecco perché la conoscenza della mente di Tyrion annulla il difetto, e noi, in tante, parecchie, lo vogliamo salvo e ci sentiamo confidenti in lui.

Constatazione indigesta: la diversità è pesante, terribile, lo è fino alla fine della vita del diverso, si trovano nuove mosse antalgiche, contratture di difesa, strategie per conservare la propria dignità. Il diverso è abile.

Ma mai, mai, mai sentirà intera la propria dignità.

Ecco perché Tyrion deve vivere.

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