Un Natale lontano

Brr.
Freddo all’improvviso.
Tiro su la coperta troppo corta
mentre il gatto infreddolito
si accoccola sul letto,
si stringe al mio tepore.

È un lunedì piovoso,
raffiche di vento,
allerta meteo grave.

La luce arriva piano
e il mattino sale incerto
sul finire della notte,
con esitazioni lente,
quasi sul punto di svanire.

Nella stagione buia
un fioco luccichìo:
di nuovo, sommesso, il Natale
— toc toc… posso entrare? —

L’incanto… chi incanta?…
già si accende
prima del mese di dicembre.

In questo presente inerte,
fatuo e deludente
(anche i decori festivi
sembrano stanchi),
cerco un piccolo varco,
un attraversamento segreto
nel respiro dell’inverno
da poco cominciato.

Allora soffio piano
sul gelo che si posa lento
sopra ai vetri
e sgrano gli occhi
in attesa di un indizio.

Qualcosa che assomigli
a un suono o a un richiamo
sarebbe di conforto.

Ravviso allora un’eco che ritorna,
un lieve tintinnìo
che infine… scintilla.

Solo un ricordo,
un Natale lontano.

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