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Sentimenti

Volti sbiaditi e immagini lancinanti

GIORGIO CAVAGNARO
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Francesco Galante-Donna in salotto

Pensateci bene: i vostri amici, i parenti , le persone che avete conosciuto con un minimo di profondità nella vostra vita si possono dividere, tra altre infinite categorie ben più importanti, in due branche alquanto bizzarre ma, a mio parere, interessanti.
Ci sono individui indissolubilmente legati, nel pensiero, nel ricordo, al luogo dove vivono. La loro casa, il loro luogo tipico, arrivati a far parte della loro stessa essenza al punto che quando il caos spesso incontrollabile della nostra mente visualizza certe persone, sullo sfondo appare “quel” luogo, quell’ambiente che li contiene. O forse, addirittura, li sovrasta, li inghiotte fino a rubare agli umani un pezzo di personalità.
Si potrebbe pensare – ma è un’idea superficiale – che questo genere di persone non abbia caratteristiche soggettive sufficienti per imporre la propria nuda immagine nel ricordo altrui. Verrebbe voglia di affibbiare a questa prima categoria il malevolo nomignolo di “sbiaditi”.
Ma, a parte il fatto che la tematica in cui mi sono imbarcato è assolutamente personale, non bisogna dimenticare che la casa è diretta espressione della nostra personalità. Dunque, se quello che ho ingiustamente definito “lo sbiadito” viene invariabilmente visualizzato dal vostro computer cerebrale nel suo habitat, mollemente adagiato sul divano scelto da lui o dietro la scrivania che predilige, tra i suoi quadri e i suoi libri preferiti, si può ben sostenere che il presunto sbiadito sia riuscito a imporre non solo la sua figura fisica, ma un intero, perfetto quadro scenografico complementare alla definizione di sé.
C’è poi l’altra categoria. Quelli che emergono dall’oblio solo con la loro ingombrante immagine fisica, o magari occupando l’intero spazio della RAM cerebrale col loro volto, meraviglioso o terrificante che sia.
Addirittura, di certe persone (ma qui entriamo nel languido campo del sentimento) visualizziamo solo verdi occhi ammaliatori, o l’ondeggiamento di una certa ciocca ribelle ravviata con irresistibile nonchalance, elementi capaci di cancellare tutto il resto, figuriamoci la casa, la strada, insomma il trascurabile topos dove usavamo incontrarli. Oppure, i più birichini tra voi potrebbero immediatamente associare a questo o a quell’essere che attraversò per un tempo ahimè variabile la loro vita, un particolare corporeo decisamente più lussurioso e prosaico.
Potremmo definire questa schiera “i lancinanti”, accreditandoli così di un carisma non comune, impressionante. Ma ne siamo sicuri? Il/la lancinante deve per l’appunto la sua indelebile memoria a un fattore caduco ed effimero come la fisicità. Il lancinante è sicuramente cambiato, nel tempo, ed esiste una forte probabilità che abbia smarrito, col passare degli anni, il magico quid che scolpiva, avulso da ogni contesto, il suo ricordo.
Ammesso che tutto ciò non sia una balzana farneticazione dello scrivente, voi chi preferite

zeus

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