Vucchelle, facce, vas e Sal Da Vinci

Ci sono parole che ritornano nella musica napoletana, “vucchelle, facce, vas”. Non sono vezzi lessicali. Sono luoghi del desiderio, dell’inganno, del mondo amoroso.
Nu poco appassuliatella” un po’ appassita la tua vucchella, scrive D’annunzio nell’omonima canzone. La rosa che imbocca il viale del tramonto, ha pur sempre il suo fascino. Le tue labbra sono un po’ avvizzite, che importa, io voglio lo stesso il tuo bacio.
Dammillo e pigliatillo”. Quando il desiderio brucia, non c’è età per cui si rinunci a “nu vasill”. I baci non sono tutti uguali. Alcuni infiammano, altri stordiscono, altri avvelenano. Maruzzella, che ha gli occhi come il mare, ti avvelena con una ‘na vucchella “che e zucchero se fa“. Il suo è un veleno dolce, sottile, si insinua lentamente, agitando i pensieri dell’innamorato fino all’ultimo dei suoi giorni.
‘A Malafemmena invece “ tene ‘a faccia d’angelo” per ingannare. La maschera dell’innocenza le serve per intossicare l’animo. Eppure le vucchelle più tragiche sono ‘e vucchelle amare, i baci dati alle donne che non si amano. Quando ‘a Luna Rossa dice che la sua donna se n’è andata via per sempre, l’innamorato, in preda alla disperazione, si rende conto in quale abisso sia finito: “Mille vucchelle amare aggio vasato”. Per stordirsi è passato da una relazione all’altra, ma i baci dati a donne che non si amano, sono baci amari.
L’innamorato invece dice: “Mme vurría addurmí, vicino ô sciato tuojo”* vorrei addormentarmi vicino al tuo fiato. Non sta parlando di un semplice gesto fisico, ma di un desiderio profondo di vicinanza. Addormentarsi accanto al respiro dell’amata significa cercare protezione, calore, serenità. Il “fiato” non è solo il respiro, è intimità condivisa. Il momento dell’addormentarsi è il momento in cui si abbassano le difese, ci si affida completamente all’altro.
Quante cose nasconde un bacio. Il cinema ha colto bene questa ambivalenza. Se in Casablanca, Humphrey Bogart ordina a Sam di non suonare As Time Goes By è perché sa che le parole di quella canzone, “a kiss is just a kiss”, mentono. Per lui, come per Ilsa, Ingrid Bergman, un bacio non è mai “solo” un bacio. È memoria, rimpianto, tempesta emotiva. È ciò che resta, quando tutto è perduto.
Un bacio dato senza sentimento, è solo un calice amaro, ma quando senti “’na smania ’e vase córrere p’e vvéne”**, quando una smania di baci ti corre dentro le vene, allora è impulso vitale, desiderio, vertigine senza fine. La tradizione napoletana lo ha sempre saputo: la bocca è fiore, veleno, maschera, estasi e abisso.
Al Festival di Sanremo ha vinto Sal Da Vinci. Camminando tra i vicoli di Napoli, qualcosa si assorbe per osmosi, una cadenza, un’eco, un modo di intendere l’amore come promessa assoluta e come rischio inevitabile. Per sempre sì è un bel titolo; è una dichiarazione che appartiene, per alcuni aspetti, con toni e modi diversi, a quella stessa grammatica sentimentale.

*I’ te vurrìa vasà
** Voce ‘e notte

3 commenti su “Vucchelle, facce, vas e Sal Da Vinci”

  1. Un’analisi attenta e sicuramente interessante questa, in cui si riassume il fascino, il senso e l’importanza dell’intramontabile musica napoletana. Non è un caso che a Sanremo abbia vinto un brano che ricorda tutto questo. Un brano che non mi ha colpito e non rientra nei miei gusti anche a causa di un testo scontato e al limite del banale ma che sicuramente arriva subito. Chissà se si tratti di una svolta verso ciò che vorrei, e altri vorrebbero : ovvero verso canzoni che possiedano un’accettabile melodia, ben diverse da quelle che oggi ascolto alla radio e mi costringono a cambiare canale.

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