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Thomas Mann nella Germania sconfitta

La guerra è finita da poco, ma è come se fosse ancora in corso: le strade ingombre di macerie, i palazzi sventrati, la gente che cammina come se non avesse una meta. Viaggiano su una Buick nera il grande scrittore Thomas Mann (I Buddenbrook, il romanzo che lo ha reso famoso era stato pubblicato nel 1901) e sua figlia Erika, in veste di assistente. Di ritorno dagli States, dove lui e la sua famiglia si sono rifugiati per sfuggire alla scomunica nazista, Mann è stato ingaggiato in Germania per una serie di conferenze su Goethe. L’accoglienza, da parte delle autorità è calorosa mentre i cittadini presenti all’arrivo, in maggior parte borbottano, e fanno partire fischi di dissenso per la “fuga” dello scrittore dalla sua “Heimat”.
Il regista polacco Pawel Pawlikowski fa un ritratto in chiaro/scuro di Mann, inserendo l’uomo nella Storia. Il bianco e nero del film restituisce quei tempi burrascosi, fatti di crudeltà immane e di fatti inenarrabili per l’orrore di cui sono intrisi – nessuno immaginava, allora, che si potessero ripetere anche oggi con uguale violenza. La prima scena inquadra un uomo nudo a fianco del letto che parla al telefono con sua sorella (la Erika di cui sopra) e che si lamenta della sua disperazione e della poca voglia di vivere che lo affligge (Klaus Mann, autore di Mephisto). La sorella lo invita a raggiungerli in Germania per festeggiare il ritorno del padre, Klaus vagamente promette, ma una dose potente di barbiturici lo uccide proprio nello stesso giorno (22 maggio 1949).
Alla notizia della morte del figlio Thomas reagisce quasi con nonchalance – era un tossico squilibrato dice a Erika, che invece è sconvolta. Il tour dei due, nonostante il lutto, prosegue: dalla Germania ovest, che allora era retta dagli americani, proseguono per l’Est, a Weimar, sotto il dominio dei russi. Tra ricevimenti e balli, incontri e scontri, il plurisettantenne Thomas deve fare i conti con se stesso e con la nazione divisa e ferita che lo circonda. La scena finale che li vede al funerale di Klaus, è quasi pacificatoria – le note di Bach (clicca qui) gli commuovono il volto. Splendida la recitazione di Hanss Zischler, altrettanto intensa quella di Sandra Hüller, Indimenticabile interprete di Toni Herdmann e La Zona di Interesse.
Premiato al Festival di Cannes, Fatherland è uno dei film migliori del 2026.

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