Rosa_senza_spine

Rosa senza spine

Rosa, rosae, rosae.
Ma tu non hai mai saputo stare dentro una declinazione.
Perché ogni tuo caso è un’azione,
ogni declinazione una passione,
ogni desinenza un’emozione.

Sei Rosa senza spine,
eppure riesci a trafiggere il cuore.
Non per ferire:
per ricordarci che siamo vivi.

Hai qualcosa del bosco,
una visione silvana delle cose:
vedi sentieri dove gli altri vedono sterpaglie,
partenze dove gli altri vedono distanze,
possibilità dove tutti hanno già detto di no.

E poi tiri fuori idee, progetti, viaggi
come i numeri dal sacchetto della tombola:
uno dopo l’altro, imprevedibili,
e noi lì ad aspettare il prossimo,
sapendo che, qualunque numero esca,
alla fine ci trascinerai da qualche parte.

Perché tu non proponi un viaggio:
lo fai cominciare.
Non immagini un progetto:
gli dai gambe.
Non dici soltanto «andiamo»:
sei già partita.

Generosa fino all’incoscienza,
coraggiosa senza bisogno di dimostrarlo,
compagna nel significato più antico e bello della parola:
quella con cui si divide il pane,
la strada, la paura
e soprattutto la meraviglia.

Come quella volta in barca.
Noi, il mare, il barcaiolo
e quel piccolo dettaglio del pagamento
rimasto misteriosamente fuori dalla storia.
Del resto, con Rosa, certe regole della vita ordinaria
sembrano perdere improvvisamente autorità.

I tornelli, per esempio.
Le file.
Le attese.
Sono invenzioni pensate evidentemente per gli altri.
Rosa attraversa il mondo
con la naturale convinzione
che da qualche parte debba esserci sempre
un ingresso laterale verso la felicità.

E forse è proprio questo il tuo dono.

Tu sei una di quelle persone che arrivano
e spostano qualcosa.
A volte una sedia,
a volte un programma,
a volte un’intera giornata.
Qualche volta persino una vita.

Ornella Vanoni cantava della scintilla che diventa incendio.
Tu sei fatta così:
un’idea sembra una scintilla,
una telefonata innocente,
un «sentite, avrei pensato una cosa…».

E poco dopo brucia tutto.

Brucia la noia.
Brucia la prudenza inutile.
Brucia quella parte di noi
che vorrebbe restare a casa
perché partire è complicato,
sognare è faticoso
e voler bene espone sempre al rischio di soffrire.

Tu invece parti.

E ci porti con te.

Per questo oggi non voglio augurarti semplicemente
buon compleanno, buona vita o cento di questi giorni.

Voglio augurarti di rimanere Rosa.

Rosa, rosae, Rosa.

Indeclinabile, in fondo.

Perché persone come te
non si possono mettere al singolare o al plurale,
al nominativo o all’accusativo.

Si possono soltanto incontrare.

E quando accade,
bisogna avere la fortuna e l’intelligenza
di salire sulla barca.

Anche perché, conoscendoti,
il barcaiolo probabilmente sta ancora aspettando.

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